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La crisi USA-Iran e le cryptovalute – aggiornamenti

Sono passati più di due mesi dall’escalation militare tra USA, Israele e Iran iniziata alla fine di febbraio 2026. Ecco un recap aggiornato della situazione e degli effetti sul mercato delle cryptovalute rispetto al post che avevamo pubblicato a marzo scorso sul tema delle cryptovalute nel quadro della crisi Usa-Iran.

Il conflitto è iniziato con attacchi aerei USA-Israele contro l’Iran (fine febbraio), con gravi conseguenze tra cui l’uccisione del leader supremo Khamenei e la chiusura dello Stretto di Hormuz da parte iraniana. Dopo settimane di tensioni, a inizio aprile è stato annunciato un cessate il fuoco temporaneo.

A giugno 2026, le negoziazioni per un accordo di pace permanente sono in stallo (sospese il 1° giugno), con disaccordi su uranio arricchito, sanzioni e controllo dello Stretto di Hormuz. La situazione rimane tesa ma senza scontri diretti su larga scala.

La domanda core è oggi come allora: il Bitcoin e le altre cryptovalute costituiscono una sorta di oro digitale come safe haven in caso di crisi geopolitiche?

  • Reazione risk-off: Bitcoin (BTC) è crollato da circa 72.000$ a 63.000$ nei primi giorni di conflitto, con liquidazioni per oltre 300 milioni di dollari. Ethereum e altcoin hanno subito cali simili.
  • Le cryptovalute si sono comportate inizialmente come asset di rischio (correlate ai mercati azionari), non come “oro digitale”. L’aumento dei prezzi del petrolio (fino a oltre 100-110$/barile) e l’incertezza hanno spinto gli investitori a vendere. In questo senso, si è consolidato un indirizzo che si era già manifestato durante il 2025
  • Oro e bond hanno retto molto meglio delle cryptovalute come safe-haven tradizionali.
  • Con il cessate il fuoco di aprile, il Bitcoin ha recuperato rapidamente, toccando gli 80k$ a metà maggio per poi crollare sino a poco più di 60k$ nelle ultime ore.
  • Nel complesso, il mercato crypto ha mostrato resilienza relativa rispetto alle aspettative peggiori. BTC ha tenuto supporti importanti e, in alcuni periodi, ha mostrato caratteristiche di hedge durante shock prolungati legati al petrolio.
  • Tuttavia, continua a essere sensibile alle notizie geopolitiche: cali su nuove tensioni e rimbalzi su segnali di distensione.

Uno degli aspetti più interessanti è l’uso intensivo di criptovalute da parte dell’Iran:

  • Teheran ha infatti aumentato notevolmente l’uso di Bitcoin e stablecoin per evadere le sanzioni e finanziare importazioni.
  • Gli USA hanno risposto duramente: sanzioni su wallet iraniani da parte dell’ufficio USA per il controllo degli asset stranieri (OFAC-Office of Foreign Assets Control), con congelamento di centinaia di milioni (fino a 1 miliardo di dollari sequestrati in operazioni come “Operation Economic Fury”).
  • Attività crypto in Iran ha superato i 7-10 miliardi di dollari annui, con picchi di outflow dagli exchange locali (es. Nobitex) durante gli attacchi.

Questo “cat-and-mouse” tra Iran e Tesoro USA ha reso le crypto uno strumento geopolitico concreto, ma ha anche aumentato i controlli e ridotto l’accesso per gli iraniani comuni.

  • Volatilità persistente: Il mercato crypto rimane sensibile a qualsiasi sviluppo su pace o nuove escalation. Un accordo stabile favorirebbe un rally risk-on; nuovi blocchi nello Stretto di Hormuz o sanzioni più pesanti creerebbero pressione al ribasso.
  • Bitcoin si muove tra i 63.000-72.000$ circa in questo periodo, con altcoin che seguono.
  • Le cryptovalute hanno dimostrato di essere utili in contesti di iperinflazione e sanzioni, ma non immuni dai cicli di rischio globale.

Sta comunque emergendo un aspetto interessate che va contro la narrativa prevalente delle cryptovalute come strumento opaco che strizza l’occhio a comportamenti evasivi o illeciti. Gli strumenti a disposizione delle autorità per perseguire illeciti si stanno affinando, grazie anche al contributo della intelligenza artificiale. ma a questo aspetto dedicheremo un post prossimamente.

In sintesi, dopo oltre due mesi, l’impatto è stato più limitato di quanto temuto inizialmente grazie alla tregua, ma ha evidenziato sia la vulnerabilità delle cryptovalute agli shock geopolitici che il loro ruolo sempre più strategico nelle economie sotto sanzioni. La situazione rimane fluida: monitora attentamente le notizie da Trump, Teheran e i flussi on-chain iraniani.

E quindi, riprendendo la domanda iniziale: NO, il Bitcoin e le altre cryptovalute NON costituiscono (ancora?) una safe haven in caso di crisi geopolitiche.

usa-iran

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