Cryptovalute e la crisi USA-Iran
Uno dei temi dibattuti trattando di cryptovalute è se siano più assimilabili ad un bene rifugio come l’oro (come a molti piacerebbe) oppure se siano meglio accostabili ai titoli tecnologici, e quindi intrinsecamente più rischiosi, come invece parrebbe emergere nei periodi più recenti.
Al pari di tanti altri ambiti, la crisi USA-Iran (e Israele) , stressa e mette alla prova molti teoremi.
In questo post vediamo come si è mosso l’ambito delle cryptovalute da venerdì 28 febbraio, giorno di avvio della operazione Epic Fury.
Cryptovalute contro
Nel confronto interno fra le cryptovalute, il Bitcoin (BTC) è stato il chiaro vincitore. La dominance di BTC è balzata da circa il 52,4% (25 febbraio) al 55,8% (10 marzo), il rialzo più netto in due settimane dal minimo del mercato ribassista del 2022. Il denaro è confluito per primo nella cryptovaluta più liquida e “più sicura”, secondo il più classico schema flight to quality.
Ethereum, la cryptovaluta cadetta, ha resistito discretamente, ma ha comunque perso un po’ rispetto alla crisi USA-Iran. Il rapporto Ether (ETH)/Bitcoin è sceso da 0,0412 a 0,0391, per poi recuperare leggermente. Istituzioni e investitori hanno trattato Ether come un asset solido, ma non difensivo al pari di Bitcoin.
XRP ha sorprendentemente performato meglio di tutti, registrando la migliore performance relativa (+1,5% rispetto a BTC). Ha beneficiato del rinnovato slancio delle partnership bancarie di Ripple, alle quali si aggiunge la narrativa sulle utility transfrontaliere in uno scenario di crisi. I flussi retail e alcuni flussi asiatici sono passati a XRP.
Le altcoin più leggere sono state relativamente schiacciate. Il rapporto LTC/BTC è sceso di circa il 15% in due settimane – il classico comportamento di silver sells off harder than gold. La maggior parte delle altcoin (SOL, AVAX, DOGE, ADA, ecc.) ha perso il 12-22% rispetto a BTC. Hanno subito cali iniziali più consistenti e riprese più lente avendo un mercato più sottile.
Cryptovalute e oro: divergenza persistente con lieve convergenza su ipotesi di fine ostilità
Il 28 febbraio, Bitcoin ha perso fino al 9% (a ~63.000$) mentre l’oro ha avuto un rally come safe-haven. Nei giorni successivi (1-5 marzo), con escalation (missili iraniani su basi USA e minacce di chiusura Hormuz) il Bitcoin ha recuperato il 5-10%, superando 70.000$. La correlazione a breve è rimasta bassa/negativa (~ -0.2 a 0.1 nei primi giorni), confermando che il Bitcoin si comporta come un asset rischioso in momenti di crisi, non riuscendo ad imporsi come “oro digitale”.
Al 10 marzo, con Trump che alza le aspettative di rapida conclusione della crisi Usa-Iran, l’oro scende dai picchi (~5.170-5.180$), mentre il Bitcoin sale (+3-5% cumulativo da minimi iniziali). Correlazione ~0.1-0.3, ancora lontana da livelli storici (0.4-0.6). Bitcoin ha sovraperformato l’oro in recovery (+3.5% vs. calo oro ~5% in alcune fasi), grazie a liquidità 24/7, outflow iraniani e flussi speculativi.
Cryptovalute e azioni tech: coupling rafforzato nel rimbalzo post-shock
La correlazione delle cryptovalute con Nasdaq/tech resta elevata (~0.7-0.85 rolling). Il 28 febbraio-Nasdaq cala del 1-2%, Bitcoin segue con calo amplificato. Dal 1 marzo, rimbalzi sincronizzati: tech defense/AI (Nvidia, Palantir) spingono Nasdaq (+1-1.7% in giornate come 3-4 marzo), Bitcoin amplifica. Il 10 marzo, a fronte della dichiarazione di Trump “guerra presto finita”, mercati globali rally (Nasdaq +), Bitcoin a ~70.900$. Bitcoin si conferma “tech leveraged” in fasi recovery.
Conclusioni sugli impatti sulle cryptovalute della crisi USA-Iran
In conclusione, alla luce degli scenari che si stanno sviluppando in medio oriente a seguito della operazione Epic Fury, si può affermare che il comparto crypto non si è (ancora?) affermato come safe-heaven in caso di gravi crisi geopolitiche. Questo ruolo è tuttora saldamente nelle mani dell’oro fisico e non del supposto oro digitale, rappresentato dal Bitcoin e le altre cryptovalute. Questo comparto è, invece, tuttora (sempre più?) assimilato ad ambiti high-risk come, tipicamente i titoli tecnologici.

