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Cryptovalute


Molte cose che si leggono sulle cryptovalute sono vere.

Altre meriterebbero una maggior riflessione per non rischiare di assecondare il pensiero unico prevalente..

Quando si ragiona di Web3 occorre sforzarsi di farlo una prospettiva globale, con riguardo sia allo spazio che al tempo.
Dall’emisfero Nord del mondo, dai nostri comodi divani nelle nostre belle case più calde d’inverno che d’estate, più fresche d’estate che d’inverno, magari nella comodità e sicurezza delle ZTL, quando discettiamo di cryptovalute teniamo  anche  conto che:

  • ci sono Paesi che non hanno bisogno di aprire un libro di storia per capire di  Weimar. Ce l’hanno al supermercato. Tutti i giorni.
  • ci sono oltre 2 miliardi di persone non hanno accesso al sistema bancario, ma che sovente hanno uno smartphone
  • il dollaro USA ha perso il 98% del valore dal 1971 (disdetta da parte di Nixon degli accordi di  Bretton Woods del 1944)
  • ci sono generazioni future che dovranno pagare il conto dei celebrati  whatever  con i quali abbiamo salvato (e stiamo salvando) quanto sopra
  • ci sono istituzioni finanziare che si possono permettere di pagare al Top Management stipendi stellari
  • ci sono Paesi dove il governo può accedere direttamente ai conti correnti dei cittadini
  • ci sono Paesi che si arrogano il diritto di battere moneta per il mondo intero solo perché hanno vinto due (o tre) guerre mondiali
  • ci sono Paesi che vogliono arrogarsi il diritto battere moneta per il mondo intero solo perché pensano di vincere la prossima guerra mondiale
  • ci sono Paesi che abbiamo schiavizzato, sfruttato, inquinato e che, per lavarci la coscienza, dispensiamo ora di regole pensate per mondi che solo incidentalmente si trovano sullo stesso pianeta.

Insomma, riflettiamo prima di buttare via il classico bambino con l’acqua sporca.

Quasi sempre, purtroppo anche sulla stampa blasonata e non solo nei discorsi del bar sport, si tende a tralasciare il legame inscindibile fra blockchain e cryptovalute.

Stenta a farsi strada il concetto che senza la blockchain le cryptovalute semplicemente non esisterebbero, così come senza le cryptovalute tutta una categoria di blockchain (almeno le  public)  non potrebbe esistere e funzionare. Questo perché tramite le cryptovalute si pagano i servizi sulle blockchain. Che servizi? Essenzialmente registrazione di dati. Quali dati? Dipende dalla finalità della blockchain, se generalista o specifica. E per adesso qui ci fermiamo, ce n’è abbastanza. Basta avere chiaro che non si può parlare di una senza le altre e viceversa.

Cryptovalute

Fatta questa doverosa premessa, e facendo partire, per una volta, il ragionamento dalle blockchain e non dalle crypto, occorre fare un distinguo preliminare sulle tipologie di blockchain. Ricordando un aspetto importante, anche questo troppo spesso trascurato: le blockchain e relative cryptovalute hanno una dimensione  worldwide, prescindendo da luogo, colore della pelle, religione e feste comandate, fuso orario, sistema politico etc. Non è un aspetto secondario.

Volendo semplificare al massimo:

  • Blockchain (e cryptovalute) che servono a poco o a nulla: tipicamente quella Bitcoin che, in effetti, altro non serve che registrare le sole transazioni Bitcoin. E, con un capacità massima di 7 transazioni al secondo, è pure lenta e farraginosa.
    In questa tipologia rientra anche Monero, la principale fra le cryptovalute con la caratteristica di privilegiare la riservatezza delle transazioni.
  • Blockchain (e cryptovalute) che servono a qualcosa:  volendo semplificare, quasi tutte le altre, almeno la prima ventina per capitalizzazione. Ovviamente, tralasciamo tutte le molte altre centinaia il cui unico scopo è arricchire e far sparire nel più breve tempo possibile chi le ha inventate (e lasciare gli allocchi con un palmo di naso). Le blockchain utili, se così vogliamo chiamarle, sono perlopiù di seconda generazione: Ethereum, Solana, ADA, XRP, Stellar, Chainlink, per focalizzarsi su alcune delle più note. A cosa servono? Ognuna ha una sua specializzazione, però in generale, servono per scriverci dentro delle cose, delle registrazioni. Vediamo alcune delle principali.
      • Ethereum:  è la più articolata e completa. L’idea è di essere una blockchain di esecuzione e gestione degli smart contract, cioè moduli software (script) che realizzano specifiche azioni registrate sulla blockchain. I servizi si pagano con la cryptovaluta Ether che, non a caso, è la seconda per capitalizzazione.
      • Solana:  analoga ad Ethereum, con l’obiettivo di superare i problemi di velocità che affliggono Ethereum. Sì, perché anche la blockchain Ethereum è parecchio lentuccia, nell’ordine delle 15-20 transazioni al secondo, molto spesso carissime. I servizi si pagano con la cryptovaluta omonima.
      • Cardano:  analoga ad Ethereum e Solana con l’obiettivo di superare i problemi di velocità che affliggono Ethereum. I servizi si pagano con la cryptovaluta ADA.
      • XRP e Stellar:  finalizzate al trasferimento bancario di fondi. In particolare, si parla di XRP come possibile antagonista del sistema di trasferimento fondi internazionale Swift, anche nell’ambito delle iniziative di  dedollarization  di cui i Brics si fanno promotori. I servizi si pagano con la crypto omonima (XLM per Stellar).
      • Chainlink:  Si propone come tramite fra il mondo delle blockchain ed il mondo reale tramite il meccanismo degli  Oracoli  per rendere disponibili alle altre blockchain eventi del mondo reale esterni alla blockchain stessa, necessari per il funzionamento degli  smart contract. Ad esempio, la notizia di una calamità naturale, un soglia di temperatura, il prezzo di un titolo azionario, il decesso o infermità di una persona. I servizi si pagano con la criptovaluta omonima.

A dispetto di quello che si legge sulla stampa generalista, una delle caratteristiche più importanti della tecnologia blockchain (public), comprese tutte quelle citate sino ad adesso, è la trasparenza.

Trasparenza che si trasferisce sulle cryptovalute pubbliche (almeno quasi tutte, escludendo una categoria di nicchia, le privacy coin).

Trasparenza significa che qualunque registrazione sulla blockchain è immediatamente disponibile in lettura a chiunque sia interessato. Come? è semplice basta collegarsi con un qualsiasi browser (Edge, Chrome etc.) allo scanner della blockchain ed è possibile consultare tutte le transazioni (registrazioni) fatte da chiunque.

E allora perché si sente dire che le cryptovalute sono opache? Perché tutto si basa su un indirizzo alfanumerico (un numero di contro per creare una similitudine con il sistema bancario tradizionale) il cui proprietario se così vogliamo chiamarlo è anonimo. Anonimo sino a quando non interagisce con il sistema finanziario tradizionale perché a quel punto diventa noto e noto diventa tutto il suo operato sin dall’inizio, risalisse anche a decenni addietro, registrato indelebilmente sulla blockchain.

E quindi la domanda reale è: ma siamo poi proprio così sicuri di volere davvero tutta questa trasparenza? Un conto è parlarne al bar, un conto è averla realmente. Un esempio per tutti: siamo sicuri che i governi vorrebbero davvero fare sapere a tutti in tempo reale dove vanno a finire i soldi della spesa pubblica, sino all’ultimo Satoshi (1/100000000 di Bitcoin)?

E quindi la domanda reale è: ma siamo poi proprio così sicuri di volere davvero tutta questa trasparenza? Un conto è parlarne al bar, un conto è averla realmente. Un esempio per tutti: siamo sicuri che i governi vorrebbero davvero fare sapere a tutti in tempo reale dove vanno a finire i soldi della spesa pubblica, sino all’ultimo Satoshi (1/100000000 di Bitcoin)?