Stablecoin: parliamone ancora ma in una prospettiva diversa
Questa settimana continuiamo il nostro viaggio nel mondo delle stablecoin. Sotto una prospettiva diversa però, riprendendo un interessante articolo uscito ad inizio mese sul Financial Times (7 giugno scorso)
Il punto nodale è l’impatto potenziale che la oramai enorme massa di denaro collocato nelle stablecoin può avere sul mondo finanziario tradizionale, soprattutto in momenti di crisi.
Ricordiamo quanto detto in chiave un po’ ironica qualche tempo fa sul funzionamento delle stablecoin (SC). Innanzitutto, sotto un certo profilo, si tratta di una idea geniale. Funziona così: tu mi dai una somma, diciamo 100 dollari, io non ti do niente in cambio, investo i soldi in T-Bond del Tesoro USA (l’investimento più sicuro al mondo, per lo meno sino al 20 gennaio scorso). Quando mi chiedi indietro i 100 euro te li do ma mi tengo gli interessi dei T-Bond. Questo meccanismo permette a Tether, e agli altri emittenti di stablecoin, di fare utili miliardari, in dollari veri

Ma a cosa servono le SC? Sinora soprattutto a fare trading in cryptovalute. Infatti, è molto più facile entrare e uscire da Bitcoin o altri cryptovalute utilizzando una SC come Tether come base, piuttosto che una valuta del mondo reale (dollari, euro, etc..).
Il punto vero è, semplificando, che i denari (dollari) sottostanti le stablecoin sono (facciamo atto di fede su questo, ne parleremo criticamente in un prossimo post) sono investiti in Titoli di Stato (soprattutto USA). E se per qualche motivo i possessori di stablecoin chiedessero indietro i propri soldi tutti insieme? Avrebbe un impatto tutt’altro che trascurabile sui mercati finanziari tradizionali.
L’articolo completo si può trovare a questo link Why we should worry about the rise of stablecoins, mentre abbiamo riportato qui sotto una sintesi via AI:
Le criptovalute stanno rapidamente diventando un rischio per la stabilità finanziaria globale, con l’ecosistema delle criptovalute che pone rischi ai mercati tradizionali, in particolare al debito pubblico degli Stati Uniti. Le stablecoin, simili alle valute normali, vengono utilizzate come base per affinare l’ingresso e l’uscita da bitcoin o altri token, assicurando che un dollaro sia un dollaro.
Nel 2021 sono emersi avvertimenti sul rischio che ciò rappresenta per i mercati normali. Un documento di lavoro della Banca dei Regolamenti Internazionali ha rilevato che quando le stablecoin prelevano fondi e li trasformano in riserve, ciò ha un impatto marcato sul valore del debito pubblico statunitense a breve termine. Grandi afflussi di 3,5 miliardi di dollari in cinque giorni possono esercitare una pressione al rialzo sufficiente sul prezzo del debito governativo statunitense a breve termine da far scendere i rendimenti fino a 0,025 punti percentuali in 10 giorni.
I rischi per la stabilità finanziaria insiti in questa situazione sono evidenti, in quanto gli operatori di stablecoin detengono più titoli di debito statunitensi a breve termine rispetto ai grandi investitori stranieri, come la Cina.
