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Stablecoin, dalle stalle alle stelle…

Stablecoin, dalle stalle alle stelle…

Non è passato molto tempo che le stablecoin erano demonizzate. Non più tardi di aprile scorso, giusto solo sei mesi fa, il nostro ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, si era  scagliato contro definendo le “stablecoin più pericolose del dazi” (quelli di Trump).

E adesso? Niente! Non avevate capito che stavamo scherzando? E, infatti, la manovra 2025 del governo italiano, in itinere proprio in questi giorni, mentre ha confermato l’elevazione dal 26 al 33% delle imposte sulle plusvalenze crypto (sic!), ha invece mantenuto ferma al 26% l’imposta sulle plusvalenze proprio sulle stablecoin, che ricevono quindi un trattamento di favore rispetto alle altre cryptovalute.

L’attento lettore di Metablog si chiederà, ma come è possibile fare delle plusvalenze su delle cryptovalute che per loro intrinseca natura fluttuano attorno alla parità con il sottostante di riferimento, a meno di qualche frazione millesimale di punto? Certo non le facciamo né noi, né voi. Potremmo consumarci il dito a cliccare per riuscire a fare un dollaro (o un euro, come leggerete fra poco) a fine mese. E allora?

Allora succede che con un colpo di reni, nel perdurante torpore delle istituzioni europee riguardo (anche) alla nascita dell’euro digitale, che peraltro negli ultimi tempi ha dato qualche timido segno di risveglio, il sistema bancario europeo, italiano in testa, ha deciso di saltare sul carro del vincitore facendosi le proprie stablecoin (in euro).

E certo che cambia, se si tratta di tutelare le banche (e i bancari, non dimentichiamolo mai che le banche sono fatte di persone) la questione è diversa. Le banche innanzitutto entrano a piedi uniti nel sistema, giustamente, perché gli americani stanno facendo lo stesso e, in secondo luogo, perché le banche sono nella condizione di fare trading automatizzato ad alta frequenza. Ossia, c’è un computer che fa trading e non un omino che si consuma le dita sui tasti. E da qui possono venire plusvalenze interessanti anche sulle stablecoin… tassate al 26%!

D’altro canto, per amore di onestà intellettuale, ricordiamo che la legislazione europea MICA è fortemente disincentivante per gli emittenti delle stablecoin (Tether proprio per questo motivo non ha preso una licenza europea), imponendo pesanti vincoli di liquidità e riserve. Da qualche parte l’emissione delle stablecoin bancarie, che non dimentichiamo va a mitigare un colpevole ritardo europeo, deve pur trovare remunerazione. In tema è proprio di qualche ora fa la dichiarazione della Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen che l’euro digitale, la risposta europea alle stablecoin USA, sarà pronto nel 2029. Campa cavallo.

Stablecoin
Fear and Greed Index

 

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