Cryptovalute, che confusione!
Molto, troppo, spesso si leggono sulla stampa generalista a larga diffusione grossolane imprecisioni in tema di cryptovalute.
Da parte di autori, anche noti e rispettati, sono tralasciati aspetti importanti, enfatizzati aspetti minori e, soprattutto, fatto di tutta l’erba un fascio .
Per cercare di fare un po’ di chiarezza si deve analizzare il tema sotto diversi punti di vista. Questa settimana approcciamo secondo la prospettiva funzionale, ossia rispetto alle varie categoria di utilità nelle qual incasellare le singole cryptovalute.
Con le ovvie, grossolane, approssimazioni che una tassonomia su circa 10000 voci inevitabilmente comporta, possiamo classificare le cryptovalute in quattro grandi categorie. Vediamole:
- Bitcoin: fa categoria a sé, se non altro perché ha una dominanza di circa il 60% della capitalizzazione di mercato. Non ha una utilità diretta, perlomeno sino ad ora e fino a che non saranno trovati modi per aggirarne le intrinseche limitazioni funzionali (vedi Botanix ci riprova del 18 luglio..). È autoreferenziale, non serve a nulla, se non a giustificare la propria esistenza e ha valore nella misura in cui gli abitanti di questo pianeta gliene danno. Sembrerebbe una sindrome da follia collettiva, ma consideriamo che, da circa 5mila anni, più o meno lo stesso discorso vale per l’oro fisico.
- Ether, Solana, Ada, Algoran e poche altre: sono le cryptovalute native delle blockchain pubbliche più o meno omonime. Queste, a differenza del Bitcoin, hanno in effetti una funzione ed utilità specifica. Servono a pagare i servizi prestati sulle rispettive blockchain. Servizi che sono essenzialmente registrazioni sulla blockchain stessa. Come noto, per effettuare una registrazione su una di queste blockchain non si paga con Visa o Mastercard ma con la cryptovaluta nativa. Che, ovviamente deve essere stata acquistata prima, qui sì con bonifico o carta di credito, su uno delle centinaia di siti di Exchange in giro per il mondo.
- Stablecoin. Su queste non ci dilunghiamo perché ne abbiamo parlato a più riprese nelle settimane passate.
- Restanti (oltre 9000) cryptovalute. Anche queste hanno perlopiù una funzione definita. Magari non riconducibile ad elevati principi etici, ma indubbiamente ce l’hanno: trasferire ricchezza dai gonzi ai furbi! In effetti, creare una cryptovaluta, come abbiamo spiegato mesi fa, è molto semplice e rapido, 10’ ed è fatta. Ovviamente, si deve appoggiare ad una blockchain esistente, ad esempio Ethereum o Solana. Sì, perché, se creare una crypto è semplice, creare ex novo una blockchain è tutt’altra cosa, complessa ed onerosa. E chi sono i gonzi? Chiunque si sia interessato di crypto lo è stato almeno una volta. Sono coloro, cioè tutti, che almeno una volta hanno sognato di ripetere l’exploit del Bitcoin: comprare una crypto a .00001$ e trovarla di lì a poco a 100000$. Ovviamente, salvo casi rarissimi e temporanei non è più successo dagli albori del Bitcoin. Però molti furbi hanno avuto successo nel creare crypto e piazzarle sul mercato ai gonzi. Qualcuno poi ha ottenuto risultati davvero strabilianti facendosi prima eleggere Presidente degli Stati Uniti d’America!


Schematizzazione utilissima!