
Le conseguenze sociali del Bitcoin a un milione di dollari (e a 10 milioni)/2
La scorsa settimana abbiamo visto il profilo dell’investitore in cryptovalute.
Questa settimana, approfondiamo la dimensione del fenomeno cryptovalute con riguardo all’Italia, in termini di diffusione e peso nel patrimonio degli italiani. Quanti ne hanno e quanto ne hanno.
Incominciamo col premettere che non ci sono dati certi. Le crypto per loro natura tutelano la privacy dei possessori. Le uniche informazioni sicure, possiamo addirittura dire certificate in re ipsa, in quanto registrate sulla blockchain e pertanto pubbliche, sono quelle relative agli indirizzi. Per analogia al sistema bancario tradizionale, possiamo dire che è pubblico il saldo dei conti (e i singoli movimenti) ma non i titolari degli stessi.
Le poche ricerche disponibili sono incentrate, al solito, sulla realtà nord-americana. Non vi sono però ragioni specifiche per ritenere che non siano in qualche modo estensibili anche al nostro contesto nazionale, anche se alcuni elementi indurrebbero a ritenere che da noi si tratti di un fenomeno leggermente più elitario. Facciamo sempre riferimento ai Bitcoin, per semplicità di ragionamento e per il peso che hanno sull’universo crypto, con una dominanza di oltre il 60% della capitalizzazione totale.
Alcune analisi sulla penetrazione delle crypto in Italia danno una forchetta abbastanza ampia che varia da 1.5 a 3.5 milioni di detentori, holders in termine tecnico, includendo anche quelli che posseggono anche solo un indirizzo a saldo zero, cioè vuoto. Possiamo ragionare su un valore intermedio di 2 milioni, che rappresentano il 7.1% della popolazione dai 20 ai 60 anni, ossia le classi di età più propense a questo tipo di investimento (anche se come abbiamo detto la distribuzione è fortemente asimmetrica verso i più giovani).
Qualche ricerca ipotizza che non più del 2% dei possessori abbiano un Bitcoin o più. Il dato in qualche modo è compatibile con la distribuzione degli indirizzi per valore: sono circa l’1.8% quelli con un saldo maggiore di un Bitcoin (almeno questo è un dato certo e pubblico). Da considerare però che nessuno tiene il proprio patrimonio crypto in un solo indirizzo, per cui è plausibile che anche molti holders sul limite di 1 BTC lo abbiano distribuito su più indirizzi di valore singolarmente minore. Assumiamo quindi, che anche in Italia, il 2% dei due milioni di holders abbia almeno un Bitcoin.
Si tratta quindi di 40k persone. Andiamo avanti. In Italia, circa 450k persone detengono un patrimonio (risparmi liquidi, investimenti in titoli e fondi pensione, oltre che da proprietà immobiliari) di almeno un milione (2023, ricerca Boston Consulting Group, ripresa dal Sole24ore). Che però non è distribuita omogeneamente. Circa il 60% è detenuta dagli over 60. Quindi, considerando solo il 40% di nostro interesse, si tratta di circa 180k milionari under 60.
Il Bitcoin ad un milione porterebbe pertanto ad un incremento di oltre il 20% dei milionari under 60. Che è molto, ma non moltissimo sul piano squisitamente numerico, ma ben diverso sul piano della tenuta sociale. Anche perché non tutti i milioni sono uguali (interviene il fattore liquidità) e non tutti i milionari sono uguali. Ma di questo parleremo la prossima settimana.
