Blockchain e cryptovalute, un po’ di chiarezza
Un servizio su Skytg24insider con intervista a Carlo Cottarelli sul tema delle cryptovalute ci dà lo spunto per alcune osservazioni. Quanto espresso da Cottarelli, non c’è bisogno di dirlo, è tutto correttissimo e condivisibile, ma si coglie un fondo di scetticismo e perplessità espresse ed inespresse, rispetto al quale ci sentiamo fare qualche osservazione sparsa, senza la pretesa di un commento articolato.
La prima è che troppo spesso, cioè quasi sempre, si tende a tralasciare il legame inscindibile fra blockchain e cryptovalute. Senza la blockchain le cryptovalute semplicemente non esisterebbero, così come senza le cryptovalute tutta una categoria di blockchain (almeno le public) non potrebbe esistere e funzionare. Questo perché tramite le cryptovalute si pagano i servizi sulle blockchain. Che servizi? Essenzialmente registrazione di dati. Quali dati? Dipende dalla finalità della blockchain, se generalista o specifica. E per adesso qui ci fermiamo, ce n’è abbastanza. Basta avere chiaro che non si può parlare di una senza le altre e viceversa.
Fatta questa doverosa premessa, e facendo partire, per una volta, il ragionamento dalle blockchain e non dalle crypto, occorre fare un distinguo preliminare sulle tipologie di blockchain. Ricordando un aspetto importante, anche questo troppo spesso trascurato. Le blockchain e relative cryptovalute hanno una dimensione worldwide, prescindendo da luogo, colore della pelle, religione e feste comandate, fuso orario, sistema politico etc. Non è un aspetto secondario.
Volendo semplificare al massimo:
- Blockchain che servono a poco o a nulla: tipicamente quella Bitcoin. In effetti, serve solo a registrare le transazioni Bitcoin ed è pure lenta e farraginosa. Si è tentato da più parti, e si tenta tuttora, di farci scrivere qualcosa di più e di velocizzarla (Lightning Network), ma i tentativi sono stati tuttora piuttosto infruttuosi. Insomma, è una blockchain autoreferenziale. Spesso il Bitcoin è definito l’oro digitale. Infatti, così come l’oro non ha praticamente un valore intrinseco, non si mangia, non si brucia, non cura malattie etc.; è bello e lucente, ma anche l’acciaio inox è lo stesso e l’argento conduce elettricità anche meglio. Però si sventrano montagne, si inquina, si ammazza per averlo per poi, una volta avuto, scavare un latro buco per rimetterglielo dentro (i caveau delle banche). Abbastanza folle. Analogamente il Bitcoin non serve a nulla, con buona pace di chi pensa possa essere un mezzo di pagamento: con una capacità massima di 7 (sette!) transazioni al secondo non ha un utilizzo pratico (VISA, tanto per fare un esempio, ne fa 40000-quarantamila). E come l’oro ha il valore che la gente di questo pianeta è disposta a dargli (certo, una differenza non da poco è che l’oro è in circolazione da qualche migliaio d’anni mentre il Bitcoin da non più di una quindicina)
- Blockchain che servono a qualcosa: volendo semplificare, quasi tutte le altre. Concentriamoci solo sulla prima ventina per capitalizzazione, così da sgombrare il campo dalle altre migliaia che includono quelle il cui unico scopo è arricchire e far sparire nel più breve tempo possibile chi le ha inventate. Si tratta perlopiù delle blockchain di seconda generazione: Ethereum, Solana, ADA, XRP, Stellar, Chainlink, per focalizzarsi su alcune delle più note. A cosa servono? Ognuna ha una sua specializzazione, però in generale, servono per scriverci dentro delle cose, delle registrazioni. Vediamone singolarmente alcune, a titolo di esempio:
- Ethereum: è la più articolata e completa. L’idea è di essere una blockchain di esecuzione e gestione degli smart contract, cioè moduli software (script) che realizzano specifiche azioni registrate sulla blockchain. I servizi si pagano con la cryptovaluta Ether che, non incidentalmente, è la seconda per capitalizzazione.
- Solana: analoga ad Ethereum, con l’obiettivo di superare i problemi di velocità che affliggono Ethereum. Sì, perché anche la blockchain Ethereum è parecchio lentuccia, nell’ordine delle 15-20 transazioni al secondo, molto spesso carissime. I servizi si pagano con la criptovaluta omonima.
- Cardano: analoga ad Ethereum e Solana con l’obiettivo di superare i problemi di velocità che affliggono Ethereum. I servizi si pagano con la criptovaluta ADA.
- XRP e Stellar: finalizzate al trasferimento bancario di fondi. In particolare, si parla di XRP come possibile antagonista del sistema di trasferimento fondi internazionale Swift, anche nell’ambito delle iniziative di dedollarization di cui i Brics si fanno promotori. I servizi si pagano con la crypto omonima (XLM per Stellar).
- Chainlink: Si propone come tramite fra il mondo delle blockchain ed il mondo reale tramite il meccanismo degli Oracoli per rendere disponibili alle altre blockchain eventi del mondo reale esterni alla blockchain stessa, necessari per il funzionamento degli smart contract. Ad esempio, la notizia di una calamità naturale, un soglia di temperatura, il prezzo di un titolo azionario, il decesso o infermità di una persona. I servizi si pagano con la criptovaluta omonima.
In ultimo, una osservazione su un ulteriore aspetto che troppo spesso è trascurato. A dispetto di quello che si legge sulla stampa generalista, una delle caratteristiche più importanti della tecnologia blockchain (public), comprese tutte quelle citate sino ad adesso, è la trasparenza. Trasparenza in questo caso significa che qualunque registrazione sulla blockchain è immediatamente disponibile in lettura a chiunque sia interessato. E quindi la domanda reale è: ma siamo poi proprio così sicuri di volere davvero tutta questa trasparenza? Un conto è parlarne al bar, un conto è averla realmente. Un esempio per tutti: siamo sicuri che i governi vorrebbero davvero fare sapere a tutti in tempo reale dove vanno a finire i soldi della spesa pubblica, sino all’ultimo Satoshi (1/100000000 di Bitcoin)?

