Cryptoweek: USA 2 – EU 0
La settimana del 14 luglio è stata soprannominata la cryptoweek. L’amministrazione Trump, piaccia o no alle nostre paludate liturgie e ritmi cadenzati, avanza come un treno sull’obiettivo di rendere gli USA il crypto hub del pianeta.
Nella cryptoweek, sono state approvate due pietre miliari nella legislazione USA in tema di cryptovalute o, ancora più precisamente, in tema di stablecoin. Due pietre miliari che allargano ulteriormente le due sponde dell’Atlantico. Le politiche di Europa e USA assumono direzioni, e diciamolo pure velocità, divergenti. Vediamo perché.
In primo luogo, perché gli USA ora puntano decisamente su un modello privatistico della emissione delle stablecoin, che ricordiamo una volta ancora sono cryptovalute ancorate 1:1 ad un sottostante reale, perlopiù il dollaro USA. Certo, con questa norma le stablecoin come USDT di Tether o USDC diventano un formidabile mezzo, ora ufficiale ed approvato, per piazzare dollari e titoli del debito pubblico americano in giro per il mondo.
In secondo luogo, posiziona le banche in ruolo privilegiato per diventare emittenti di stablecoin. E, infatti, alcuni fra i principali istituti USA già ha fatto annunci in questo senso.
Certo, a chi ha un minimo di dimestichezza con la storia economica non può sfuggire una qualche analogia con la situazione di un paio di secoli fa di diversi Paesi, fra cui il nostro. Con la legge bancaria del 1874 il governo italiano riconobbe ufficialmente a sei istituti il diritto di emettere biglietti: Banca nazionale del Regno, Banca toscana di credito, Banca nazionale toscana, Banca romana, Banco di Napoli e Banco di Sicilia. Ieri banconote, oggi stablecoin. Tra il 1892 e il 1893 il Regno d’Italia fu segnato dalla prima crisi bancaria nazionale, innescata dal fallimento della Banca Romana. Tale istituto fu protagonista di un’attività di circolazione abusiva – stampando duplicati di biglietti già emessi. Interessante notare come anche allora, in regime di cosiddetto gold standard, la moneta era legata ad un sottostante di valore. Ieri oro e argento, oggi valute fiat (dollaro, euro anche se anche oggi alcune stablecoin minori hanno l’oro come sottostante. Nel 1926 la facoltà di emissione fu ricondotta alla sola Banca d’Italia. Chissà, corsi e ricorsi storici.
L’altro pezzo della cryptoweek è il divieto legale imposto alla Federal Reserve (la banca centrale degli USA) di emettere dollari digitali. E qui la divergenza dall’approccio europeo (e di altri importanti paesi) non potrebbe essere maggiore. L’Europa, infatti, nel suo slancio regolamentario, ha assunto un approccio pubblicistico, puntando sull’euro digitale emesso dalla Banca Centrale Europea (BCE). E qui si tocca il tasto dolente della velocità, già nota per non essere il punto di forza delle istituzioni europee. Infatti, la Commissione Europea ha fissato come obiettivo l’inizio del 2026 per l’approvazione del Regolamento. Quindi siamo quasi ancora a “caro amico”. Il lancio operativo potrebbe avvenire nel 2028, se saranno superati tutti i possibili scogli tecnici. Ma cosa troverà nel 2028 se dall’altra parte dell’oceano si muovono ad una velocità che vista da questa parte pare della luce? Nel 2028 saranno quasi dieci anni che si parla di euro digitale. Forse ha ragione chi mette in guardia di fronte ai rischi, per l’Europa, di perdita della propria sovranità monetaria.

