xStock la tokenization delle azioni diventa realtà
L’ultima volta ne avevamo parlato ad aprile di quest’anno, riprendendo la lettera del capo di BlackRock, Larry Fink, ai suoi azionisti, e, in effetti, la tokenization avanza e sta diventando una realtà interessante.
Ricordiamo, per chi si fosse distratto nel frattempo, che la tokenization consiste nel trasformare asset del mondo reale (azioni, obbligazioni, immobili) in token digitali negoziabili online. Ogni token certifica la proprietà di un bene specifico, proprio come un atto digitale. A differenza dei tradizionali certificati cartacei, questi token risiedono su una blockchain, consentendo l’acquisto, la vendita e con tempi e modalità proprie della blockchain. Inoltre, la tokenizzazione consente la proprietà frazionata. Ciò significa che gli asset possono essere frazionati in quote (quasi) infinitamente piccole. Ciò riduce una delle barriere all’investimento in beni di valore, precedentemente inaccessibili, come gli immobili privati e il private equity.
Precursore del servizio di tokenization dei titoli azionari è stato xStock che recentemente ha stretto una partnership con Binance per appoggiarsi (anche) alla blockchain BNB. Ricordo quanto si diceva l’altra settimana in tema di Binance, che è per il Web3/crypto l’equivalente del Nyse per le azioni. Il mercato più importante e liquido.
Ma, in pratica, in cosa consiste la tokenization degli asset? Nella possibilità di acquistare azioni (per ora solo USA) senza passare per i canali normali (borsa, banca etc), bensì tramite i servizi di blockchain messi appunto a disposizione dalla piattaforma. Vantaggi? Soprattutto, possibilità di operare 24/7 e basse commissioni.
Bellissimo, perfetto, fantastico! Beh, attenzione, qualche rischio in più rispetto al lento, costoso, burocratico mondo tradizionale, messo su con lacrime e sangue nel corso dei secoli, ci deve pur essere. E, in effetti, rischi ci sono, connessi al fatto che non si diventa proprietari di azioni tout court, ma di titoli derivati che hanno come sottostante i veri e propri titoli azionari. E, quindi, i motivi di attenzione riguardano:
- chi assicura, in un contesto ancora profondamente deregolamentato, che i titoli sottostanti ci siano realmente, e che siano in ragione di 1:1 con i token relativi?
- In genere, i titoli tokenizzati (quelli su xStock antepongono una x al ticker standard, ad esempio xAAPL è la tokenization di Apple) non danno diritto a voto che rimangono in capo all’ente (terzo) che li custodisce (custodian).
- In genere, non danno diritto al dividendo, per i quali valgono quanto detto sopra.
Quindi, si tratta di una tecnologia innovativa che potrebbe anche modificare in modo radicale i meccanismi operativi della finanza tradizionale, ma che allo stato attuale, è acerba e non del tutto scevra da rischi.


Chiarissimo come sempre. Grazie Alberto.