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USDT e USDC: due dollari digitali (e perché in Europa ce n’é solo uno)

Chi si avvicina alle cryptovalute finisce presto davanti al bivio: USDT e USDC. Entrambe affermano di valere un dollaro. Entrambe girano sulle blockchain. Entrambe si chiamano stablecoin. Eppure non sono intercambiabili. E, per chi vive in Italia o nel resto dello Spazio economico europeo, la differenza non è più una questione da white paper: su molti exchange regolamentati l’USDT è semplicemente sparito dai listini.

Due emittenti, due mondi

USDT è il prodotto di Tether, società oggi domiciliata in El Salvador, lanciata nel 2014. È il stablecoin più grande: a inizio settembre 2026 vale circa 183 miliardi di dollari, più del 60% dell’intero mercato. USDC è invece emesso da Circle, società USA quotata, nata nel 2018. Vale circa 74 miliardi, un quarto del mercato. Insieme fanno ancora l’ossatura del dollaro on-chain.

La differenza vera non è il peg. È chi sta dietro e come tiene i soldi. Circle ha puntato tutto su un profilo “istituzionale”: riserve in cassa e Treasury USA a breve, attestazioni mensili di Deloitte, licenze americane e, soprattutto, autorizzazione europea. Tether ha puntato sulla capillarità: è il dollaro di default sugli exchange offshore, sui mercati emergenti e sulla rete Tron, dove i trasferimenti costano poco. Le sue riserve sono in gran parte Treasury americane, ma restano anche oro, bitcoin e altri impieghi. Le attestazioni arrivano a cadenza trimestrale. Più opaco, più grande, più ovunque.

Trasparenza contro liquidità

In estrema sintesi: USDC vince su trasparenza e conformità; USDT vince su liquidità e presenza globale. Chi fa trading sui grandi exchange internazionali trova più profondità su USDT. Chi muove denaro in DeFi, o lavora con banche e fintech regolamentate, preferisce USDC. Non è una questione di “quale è più onesto”. È una questione di a chi ti rivolgi e in quale giurisdizione stai operando.

Entrambe le società possono congelare indirizzi. Tether lo ha fatto su volumi molto più alti. Chi ci vede un problema di flussi illeciti ha un argomento; chi ci vede un emittente più aggressivo sulla compliance ne ha un altro. Resta il punto pratico: uno stablecoin centralizzato non è un bitcoin. Qualcuno, da qualche parte, ha ancora un interruttore.

Perché l’USDT non si compra più (facilmente) in Europa

Qui entra il Regolamento MiCA, il quadro europeo sulle cripto-attività. Uno stablecoin agganciato a una sola valuta fiat è, per Bruxelles, un e-money token. Per poterlo offrire al pubblico, un exchange autorizzato (un CASP, nel gergo della norma) deve poter dimostrare che l’emittente è autorizzato nell’Unione e iscritto nei registri pertinenti.

Circle ha fatto i compiti: licenza di istituto di moneta elettronica in Francia, passport europeo, USDC e anche EURC restano listati. Tether non ha chiesto l’autorizzazione. Il CEO Paolo Ardoino lo ha detto senza troppi giri di parole: MiCA, per gli emittenti “significativi”, spinge una quota rilevante delle riserve — si parla spesso del 60% — in depositi presso banche europee. Tether tiene circa l’80% in titoli del Tesoro USA. Parcheggiare decine di miliardi in banche a riserva frazionaria, con una garanzia dei depositi tipicamente ferma a 100.000 euro, per Tether è un rischio sistemico, non una tutela. E taglierebbe anche il rendimento sui Treasury, che è il motore dei suoi utili.

Il risultato, sul campo, è stato meccanico. Coinbase Europa ha delistato l’USDT per la clientela EEA già a fine 2024. Poi Crypto.com, Binance nella sua incarnazione europea, Kraken e altri. Il 1° luglio 2026 è scaduta l’ultima finestra transitoria. Sui listini regolamentati europei è rimasto, in pratica, il dollaro di Circle.

Cosa può fare ancora chi sta in Italia

Attenzione al vocabolario: non è un divieto di possesso. L’ESMA ha chiarito che detenere e trasferire uno stablecoin non autorizzato resta lecito. Il vincolo sta sul venue, non sul wallet. Si può tenere USDT in self-custody, spedirlo on-chain, scambiarlo su un DEX. Quello che è diventato scomodo è comprarlo con un bonifico SEPA sul proprio exchange di fiducia e ritirare euro con la stessa facilità di prima.

Per un lettore europeo la mappa è ormai semplice. Serve un dollaro digitale “da piattaforma regolamentata”? USDC. Serve il dollaro che il resto del mondo usa per girare liquidità? USDT, ma fuori dal perimetro MiCA. Tenere entrambi, e sapere dove ciascuno è a casa propria, è ancora la scelta più sobria. Il Web3 ha unito i mercati. Le regole, almeno in Europa, li hanno di nuovo spezzati.

Usdc

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