Intro
Un anno fa la tokenization sembrava ancora un tema da esperti. Oggi, ad agosto 2026, le cose si sono mosse in concreto, soprattutto negli Stati Uniti. La SEC l’organo di controllo dei mercati finanziari USA, non si limita più alle dichiarazioni: sta costruendo le infrastrutture. In Europa abbiamo le regole e i progetti della BCE, ma il ritmo è diverso. Vediamo dove siamo.
Cosa sta facendo la SEC in tema di tokenization
Tre passi importanti:
- Gennaio 2026: la SEC pubblica lo Statement sulle Tokenized Securities. Un titolo tokenizzato resta un titolo: valgono le stesse regole di sempre (registrazione, trasparenza, tutela degli investitori). Nessuna scorciatoia.
- Luglio 2026: partono le prime operazioni reali del pilot DTC/DTCC. Azioni del Russell 1000, ETF e Treasury vengono tokenizzati e scambiati in produzione. Il lancio completo del servizio è previsto per ottobre 2026. Coinvolti oltre 50 operatori (BlackRock, Goldman Sachs, JPMorgan e altri).
- Nasdaq e NYSE hanno già le regole per negoziare titoli in forma tokenizzata.
Gli americani stanno mettendo l’infrastruttura tradizionale (custody, clearing, settlement) sulla blockchain senza reinventare tutto da zero.
L’Europa: regole pronte, ma più lenta
Abbiamo già MiCA (pienamente operativa) e il DLT Pilot Regime. Quest’ultimo però ha avuto poca adozione. La Commissione ha proposto di ampliarlo (dicembre 2025), ma la discussione tra Parlamento e Consiglio proseguirà per tutto il 2026 e parte del 2027.
I progetti più interessanti sono però quelli della Banca Centrale Europea (BCE, ECB in inglese):
- Pontes: soluzione a breve termine per regolare operazioni tokenizzate in moneta di banca centrale. Lancio previsto nel terzo trimestre 2026.
- Appia: visione di lungo periodo, blueprint entro il 2028 per un ecosistema finanziario europeo basato su DLT.
Pontes è importante perché risolve un problema classico: come regolare le operazioni in moneta “sicura” della banca centrale.
Due approcci a confronto
Gli Stati Uniti puntano sulla velocità e sull’adattamento delle regole esistenti. L’Europa costruisce un sistema più ordinato (soprattutto sul settlement in moneta BCE), ma rischia di arrivare dopo. Il 2026 è l’anno di produzione negli USA e di riforma e primi test concreti in Europa.
Cosa cambia per chi compra e vende via home banking
Parliamo del risparmiatore normale: quello che dopo lavoro apre l’home banking e magari compra o vende azioni, un ETF o un BTP. Cambia qualcosa di concreto?
Nel breve periodo (2026-2027): quasi niente. L’ordine passerà ancora dagli stessi intermediari e con gli stessi tempi di regolamento (di solito T+1). La tokenization sta partendo dal lato istituzionale.
Nel medio periodo, invece, potrebbero arrivare:
- possibilità di comprare quote frazionarie di un titolo (0,1 o 0,05 di un’azione);
- accrediti disponibili più in fretta dopo una vendita;
- orari di mercato più lunghi (se le banche lo permetteranno);
- nuovi prodotti oggi difficili da raggiungere (quote di immobili, obbligazioni di PMI, ecc.).
Cosa non cambia: il rischio di mercato resta identico, le commissioni della banca non spariscono e le tutele del risparmiatore continuano a dipendere dalle regole europee e italiane.
In pratica sarà un cambiamento lento, filtrato dalle piattaforme che usiamo ogni giorno.
Conclusione
La SEC ha deciso di non restare a guardare e sta trasformando la tokenization in pezzo dell’infrastruttura di mercato. L’Europa ha, come sistematicamente accade, basi normative migliori e un progetto serio della BCE (Pontes + Appia), ma deve ancora dimostrare di saper di mettere a terra il progetto, cioè passare dalla sperimentazione alla scala.
Il 2026 sarà decisiva per capire se riusciremo a tenere il passo o se arriveremo di nuovo secondi.
Proprio lunedì scorso, il 3 luglio, il Financial Times, in un lungo articolo intitolato “Wall Street learns to love blockchain”, conferma questa spinta americana e ne analizza sia le promesse sia i rischi sistemici. Un tema su cui torneremo la prossima settimana.

