

Tokenization degli asset/3: Real World Assets
Nelle settimane passate abbiamo introdotto il concetto di tokenization e delineato quali sono i passi ineludibili per realizzarla.
Ora è venuto il momento di entrare un po’ più in profondità, esplorando il un aspetto realmente fondamentale per il successo della tecnologia. Si tratta della tokenization dei Real World Asset (nel seguito RWA). La questione è semplice. La tokenization per avere successo deve uscire dalla comfort zone degli asset on chain, ossia quegli asset che di loro natura nascono e sono gestiti unicamente sulla blockchain. Tipicamente gli asset immateriali di natura finanziaria. Con la RWA tokenization si tratta di ricondurre nell’ambito di questa tecnologia anche la ben più vasta categoria dei beni reali del mondo reale. Stiamo parlando di di terreni, case, automobili, lingotti oro ed argento, barili di petrolio etc. Ossia, di asset che sono nati ben prima, nel caso di risorse naturali sin dalla creazione, della nascita della tecnologia blockchain (offchain). E stiamo parlando di beni che tradizionalmente sono negoziati in modo unitario e non frazionato. Ossia, un appartamento, una macchina, un terreno, un barile di petrolio viene scambiato “intero” e non è possibile, o solo con molta difficoltà e costi, comprare un decimo di terreno, mezzo barile di petrolio o un quarto di appartamento. Ricordiamo che la tokenization si propone, fra gli altri obiettivi, proprio di superare questo limite degli attuali mercati.
La RWA tokenization è una delle maggiori opportunità di mercato nella blockchain Industry, con una dimensione di mercato potenziale enorme, idealmente dell’ordine di decine di trilioni di dollari. In linea di principio, qualsiasi cosa di valore del mondo reale può essere tokenizzata e portata sulla blockchain (onchain).
In sostanza, la RWA tokenization implica la rappresentazione dei diritti di proprietà degli asset come token digitali onchain. In questo processo, viene creata una rappresentazione digitale dell’asset sottostante, che consente la gestione sulla blockchain dei diritti di proprietà dell’asset e aiuta a colmare il divario tra asset fisici e digitali.
Ovviamente, tutto il processo presenta più di un punto di attenzione, in relazione ai rischi tipici di una tecnologia di natura informatica. L’aspetto più delicato di tutto il processo di tokenization delle RWA è però di natura più pragmatica, è la cosiddetta Proof of Reserve. Perché è chiaro che per chi mette dei soldi in un RWA tokenizzano la cosa assolutamente fondamentale è la garanzia che gli asset sottostanti ai token siano effettivamente esistenti e disponibili. In altri termini, deve avere la certezza di investire in beni effettivamente reali e non nella versione tecnologica di un moderno schema Ponzi.
E quindi è necessario che ci siano dei meccanismi, esterni alla blockchain ma profondamente integrati in essa, che assicurino verifiche autonome, affidabili e tempestive consentendo agli utenti, agli emittenti di asset e alle applicazioni onchain di monitorare le riserve offchain relative a gli RWA tokenizzati. Detto con chiarezza, chi investe in un lingotto d’oro oppure in barili di petrolio deve avere la garanzia che quel lingotto e quel barile effettivamente esistano. E che siano “venduti” una sola volta, ma questo tema sarà oggetto delle prossime puntate.
E si aprono verdi praterie per qui si propone come fornitore di servizi di assurance volti proprio a garantire gli investitori sulla robustezza del processo di RWA tokenization e della solidità degli asset sottostanti.
