

Tokenization/4: la gestione della compliance nei Real World Asset
La settimana passata abbiamo affrontato il tema della tokenization dei beni reali del mondo reale RWA (Real World Assets) con riguardo alle possibilità offerte da questo ramo della tecnologia blockchain.
Tutto molto bello ma, come sempre però accade su questo pianeta, nulla viene gratis. In questo caso, la tumultuosa evoluzione tecnologica deve fare i conti con il contesto normativo e regolatorio, ai diversi livelli nazionali e sovranazionale. Contesti definiti progressivamente nel corso di decenni per ambiti ben diversi da quello tecnologico attuale, ma che devono trovare puntuale rispetto se si vuole portare la tokenization nell’alveo del mainstream economico finanziario.
La compliance normativa è un punto nodale per qualsiasi forma di tokenization nel mondo dei beni reali.
È evidente che gli strumenti messi in piedi nell’ultimo decennio, con l’affermarsi delle tecnologie blockchain, non erano più sufficienti ad assicurare la compliance normativa. Non era più sufficiente che si limitassero a garantire che l’oggetto (token) X, registrato sulla blockchain a nome del soggetto A, passasse correttamente al soggetto B. Che poi, per semplificare al massimo, diciamo soggetti, ma in effetti si tratta di indirizzi di wallet espressi in codici alfanumerici che non sono associati a nessuna persona identificata. Tecnicamente, lo standard esistente (denominato ERC-20) che sino ad allora aveva funzionato egregiamente nel trasferire X da A a B, non era più sufficiente. Innanzitutto, in quanto progettato per assicurare la perfetta anonimità dei soggetti. Anzi, così come era rischiava di infrangere una pletora di norme, a partire da quelle antiriciclaggio che ormai tutti i paesi hanno adottato.
Semplificando al massimo, come minimo bisognava avere un meccanismo per portare sulla blockchain la puntuale identificazione dei soggetti come persone fisiche o giuridiche, dando un nome ed un cognome agli indirizzi alfanumerici che peraltro continuano ad essere alla base del funzionamento di ogni blockchain. E poi tutto il restante complesso di regole.
Per completezza, occorre specificare qualcosa in più sulle blockchain interessate. Della molteplicità di blockchain esistenti o possibili, il riferimento standard per la tokenization degli RWA è la blockchain pubblica Ethereum (e quelle da questa derivate e tecnologicamente compatibili) e poche altre meno note. Ethereum si propone infatti come un computer virtuale (EVM Ethereum Virtual Machine) distribuito a livello mondiale per elaborare gli smart contract, ossia quei programmi software tramite i quali vengono gestiti gli oggetti della blockchain.
Al fine di una gestione della tokenization effettivamente compliant rispetto al quadro regolatorio, la comunità Ethereum ha sviluppato uno standard specifico, con un acronimo suggestivo T-REX, da Token for Regulated EXchanges (decisamente più accattivante del criptico codice tecnico ERC-3643).
In effetti, lo standard T-REX è più di una semplice specifica tecnica e rappresenta un significativo passo avanti per la tecnologia blockchain. È uno strumento potente che sblocca nuove possibilità nel mondo della gestione dei beni reali. Garantire la conformità e la sicurezza nelle transazioni, sta aprendo la strada a un futuro in cui gli RWA possono essere gestiti e trasferiti con la stessa facilità ed efficienza degli asset digitali.
T-REX un insieme di programmi (tecnicamente una suite di smart contract) open source che consente l’emissione, la gestione e il trasferimento di token autorizzati su reti pubbliche. La parola chiave è qui autorizzati. Perché comporta un cambio di paradigma per la blockchain sottostante, Ethereum. Ethereum è infatti una blockchain pubblica permissionless, ossia chiunque può scaricarsi il software e mettere su un nodo di validazione sul proprio computer. Senza chiedere niente a nessuno e senza che nessuno debba dire nulla. Ovviamente, questo è blasfemia pura nel regolamentatissimo mondo della finanza tradizionale. Lo standard T-REX si propone quindi di introdurre meccanismi autorizzativi in una blockchain che è architetturalmente nata priva (permissionless).
La gestione delle transazioni compliant attraverso lo standard T-REX si basa su 4 pilastri principali, che prevedono la creazione di:
1) un validatore decentralizzato;
2) un sistema di gestione dell’identità basato su blockchain (ONCHAINID), che consente la creazione di un’identità accessibile a livello globale per ogni stakeholder;
3) un insieme di certificati di convalida, o credenziali verificabili, emessi da terze parti fidate e firmati on-chain, ognuno di essi collegato a un singolo ONCHAINID.
4) un sistema di verifica dell’idoneità (EVS) il cui ruolo è quello di fungere da filtro di tutte le transazioni di titoli tokenizzati e controllare i certificati di convalida degli stakeholder. In sostanza, l’EVS verifica che il destinatario abbia i diritti di ricevere i token seguendo le regole di offerta specifiche e i requisiti dell’emittente, per gli investitori, applicabili a questo specifico asset. Il servizio virtuale di Exchange blocca la transazione se il destinatario non riceve un certificato obbligatorio e gli comunicherà il motivo dell’errore. Un insieme di regole di compliance che garantiscano il rispetto delle regole di offerta, ad esempio il numero massimo di investitori per paese di distribuzione, il numero massimo di token detenuti da un singolo investitore, ecc. Queste regole non sono solo legate all’identità del destinatario di una transazione, ma anche alla distribuzione globale dei token in un determinato momento.
Questi 4 elementi chiave consentono agli emittenti di utilizzare un validatore decentralizzato per controllare i trasferimenti e imporre la conformità ai possessori del token di sicurezza.
