

The next big (huge) thing nelle cryptovalute
A gennaio di quest’anno avevamo pubblicato un post con titolo The next big thing nelle cryptovalute.
C’era appena stata la sofferta approvazione dell’ETF in Bitcoin di Blackrock da parte della SEC (l’Agenzia di controllo mercati finanziari USA) e c’era un’attesa messianica dell’halving della stessa cryptomoneta e ci chiedevamo appunto cosa potesse essere il successivo motore di crescita.
Avevamo fatto alcune ipotesi che puntualmente non si sono avverate. Ma chi poteva pensare ad un cigno, per una volta,… bianco? E, in effetti, le cryptovalute avevano vivacchiato stancamente, movimenti laterali si dice oggi, per buona parte di quest’anno.
Al momento di scrivere questo post, il Bitcoin, la crypto regina, viaggia a circa 89k$, un 5% sotto il massimo (ATH-All Time High) raggiunto in settimana di oltre 93k$, ma +16% rispetto a sette giorni fa, oltre il +30% nel mese e quasi +50% nel trimestre.
Quel che è successo è che il Bitcoin, e per trascinamento anche le altre cryptovalute, ha ricevuto l’appoggio, l’endorsement per dirla all’inglese, del Presidente eletto USA e dell’uomo più ricco del mondo (Elon Musk) che fra l’altro pare avrà incarichi di rilievo nella futura amministrazione Trump.
Niente di meno. The next huge thing. Al di là di considerazioni che attengono ad altri piani, non stiamo proprio parlando di Pino il parrucchiere e del cugino Fefè, aiuto carrozziere.
Già in campagna elettorale Trump, che anni fa si erano dichiarato contrario a questo mondo, aveva fatto una delle sue famose giravolte e si era dichiarato un fautore del Bitcoin, accettando donazioni per la sua campagna elettorale e sostenendo la necessità che il Bitcoin entri a far parte delle riserve nazionali, al pari dell’oro. E, più recentemente, aveva dichiarato che gli Usa dovevano diventare l’hub mondiale delle cryptovalute. E anche l’enfant terrible della dinastia Kennedy, Robert jr, che si era già tempo addietro si era speso a favore delle crypto (post del 7/6/2024), si è poi unito al carro di Trump ed è di queste ore la notizia della sua nomina a Ministro della Salute.
Di Elon Musk è superfluo dire. Dai modi spicci e lontano dalle liturgie paludate tanto care a noi europei, come anche le recenti esternazioni in tema giudiziario ci hanno ulteriormente dimostrato. Però è senza ombra di dubbio un grandissimo innovatore, entrato già qualche anno fa in questo mondo con Tesla e con Doge, la cryptovaluta con l’effige di un cane che Musk vorrebbe imporre come moneta corrente di scambio su Marte (campa cavallo). Però il solo suo appoggio permette tuttora a Doge Coin, nato come poco più di uno scherzo goliardico, di essere la sesta per market cap (54B$).
Insomma, un endorsement di un peso tale che ha investito il mercato come un treno, con i risultati che abbiamo indicato sopra.
E’ chiaro che chi ci crede occhieggia ai 100k$ come primo passo verso orizzonti potenzialmente sconfinati, mentre chi non ci ha creduto sino ad ora magari si pone qualche domanda in più. Ma quello più a rischio è l’effetto cognato, versione nostrana del più noto effetto FOMO (Fear-Of-Missing-Out). E’ il timore, più forte che mai nell’imminenza delle feste natalizie e delle connesse immancabili riunioni familiari di rito, di vedere arrivare il già detestato cognato con l’ultimo modello di Ferrari che ti sciorina le meraviglie delle criptovalute. Il tutto sotto lo sguardo di compassionevole riprovazione della moglie/sorella che esprime “sei sempre il solito cretino che perde tutti i treni”. Perché a rischio? Perché entrare in un mercato in crescita solo per non perdere il treno (e la faccia) è ricetta sicura per perdere soldi, potenzialmente anche tanti. Ricordando quel che si dice di Rockefeller che si salvò dal crack del ’29 vendendo dopo che anche il suo lustrascarpe gli disse di aver investito in borsa.
