
Stablecoin più pericolose dei dazi
(Giorgetti dixit)
In generale, si è portati a pensare che il potere globale degli Stati Uniti sia di natura economica, tecnologica e militare. Senz’altro vero, tuttavia ne esiste uno molto più diretto, al quale non viene immediato pensare. Si tratta del potere di gestione dei flussi finanziari che danno la centralità al dollaro americano. Addirittura, si parla di weaponization del dollaro, ossia trasformazione del dollaro in un’arma.
Tutto passa dal sistema finanziario USA, tutti i giorni, in molte, se non in quasi tutte, le cose che facciamo. Dalla benzina che mettiamo nella macchina, al ristorante che paghiamo con la carta di credito tutto, in un modo o nell’altro passa attraverso i sistemi finanziari USA. Pochi hanno chiaro che il primo mercato al mondo, per dimensione economica e di popolazione, la Unione Europea, non ha un proprio sistema di gestione dei pagamenti. I circuiti delle carte di credito VISA e Master-card, per non parlare ovviamente di Amex, sono americani. Certo, i principali paesi ne hanno uno proprio, ma provate ad andare a pagare in Lituania con Satispay o in Romania con Pago Bancomat. E non approfondiamo in questa sede la questione dei pagamenti internazionali (extra-UE), che sono gestiti da SWIFT, ovviamente USA. Un bonifico in Brasile o altro paese extra-UE, per esempio, non solo passa attraverso SWIFT, ma dall’euro al Real si deve prima convertire in dollari, perpetuandone la centralità (che Giscard d’Estaing chiamava il privilège exorbitant). E i soldi ci mettono un paio di giorni ad arrivare, ad un costo non indifferente.
E i sempre più diffusi GooglePay e ApplePay sono emanazioni dei due colossi tech Usa.
In questo contesto, si affaccia la questione delle stablecoin. Ne abbiamo parlato altre volte in questo blog, anche poco tempo fa. Sono cryptovalute ancorate perlopiù al dollaro, anzi sono utilizzate dalle società emittenti (società non enti pubblici, questo deve essere ben chiaro) principalmente per acquistare Bond del Tesoro americano, i cosiddetti T-Bond.
Quali vantaggi offrono: transazioni praticamente real-time, costi irrisori.
Anche in questo caso, l’Europa si trova a rincorrere. E cosa facciamo? Ovvio, invece di provare a competere sul piano della innovazione tecnologica, facciamo una bella regolamentazione. La MiCAR, di cui abbiamo parlato a suo tempo.
In pratica, il regolamento dell’Unione Europea sui mercati delle cripto-attività (MiCAR) prevede che partire dal 30 giugno 2024, l’emissione di stablecoin nell’UE che fanno riferimento a un’unica valuta fiat sia limitata agli enti creditizi e agli istituti di moneta elettronica. L’emissione di stablecoin che fanno riferimento a più valute fiat o ad altri asset sottostanti (“token collegati ad asset” o “ART”) è limitata agli istituti di credito e alle imprese che ottengono autorizzazioni specifiche.
Ma uno spiraglio c’è. Si tratta dell’euro digitale euro gestito dalla Banca Centrale Europea, sul cui progetto, con la nota velocità europea, sta lavorando da alcuni anni.
Però, come sempre accade, non c’è rosa senza spine. L’euro digitale rischia di mettere in crisi il sistema bancario. Il punto è semplice: per quale motivo il risparmiatore dovrebbe tenere i propri soldi nelle banche tradizionali se può metterli presso la sicurissima Banca Centrale? Si può porre un limite di deposito, aspetto sul quale ci sono confronti e riflessioni, ma allora a che serve. Il dibattito è aperto.
E intanto le stablecoin in dollari, fra cui USDT/Tether, assunta agli onori della cronaca qualche settimana fa per l’entrata nel capitale della Juventus F.C., macinano diffusione e quote di mercato.
In pratica, il rischio è che i nuovi strumenti dollar-based acquisiscano velocemente una base di utilizzatori tale da minacciare il ruolo stesso della moneta unica europea.
Il tema è caldo. Un articolo del Financial Times del 7 aprile (qui sotto) tratta esaustivamente l’argomento e pochi giorni fa il nostro ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ci si è scagliato contro definendo le “stablecoin più pericolose del dazi”. Giorgetti ha sottolineato come l’Italia e l’Europa debbano rafforzare e proteggere l’euro come valuta di riferimento internazionale, intensificando anche gli sforzi di comprensione sull’euro digitale e, inoltre, che l’euro digitale sarebbe un passo fondamentale per rafforzare l’offerta da parte europea di mezzi di pagamento utilizzabili in tutti i casi d’uso e in tutta l’area. E quindi minimizzando la necessità per i cittadini europei di ricorrere a soluzioni straniere per accedere a un servizio basilare come quello di pagamenti.


Altre perle di chiarezza su questioni di grande rilevanza.