

Russia e cryptovalute per i pagamenti sotto sanzioni
Questa settimana riprendiamo il tema delle cryptovalute in chiave di dedollarizzazione che abbiamo già accennato a più riprese, in ultimo anche nel post di lunedì scorso.
Questa volta lo spunto è l’articolo del Sole24ore di sabato 18 maggio (qui sotto) che analizza come la Russia stia cercando di aggirare le crescenti difficoltà di regolazione degli scambi commerciali, anche con la Cina attraverso, le valute digitali.
Infatti, i blocchi conseguenti alle sanzioni imposti dalle autorità USA stanno rendendo sempre più complicato accedere al mercato finanziario e ai relativi flussi di pagamento monetario basati sul dollaro. Così pure gli scambi nelle valute nazionali, yuan in primis, incontrano crescenti difficoltà riflesse per via delle cautele che stanno assumendo le banche, anche cinesi, che operano sui mercati internazionali per non incorrere nel rischio di trovarsi sanzionate e sulle black list di accesso ai sistemi di pagamento (Swift essenzialmente).
E allora la Russia tenta la strada delle valute digitali, con una preferenza particolare sulla stablecoin. Le stablecoin, per chi fosse nuovo, sono quelle valute digitali, Tether, USDCoin e DAI fra tutte, che sono ancorate alle principali valute fiat, USD, EURO GBP e sono quotate perlopiù pari rispetto alla valuta di riferimento. Ossia valgono tutte 1$ o 1E o 1 GBP e hanno quotazioni abbastanza stabili, con oscillazioni minime. In generale, sono utilizzate dai trader come parcheggio di valore nelle varie fasi di mercato, ma che nel caso specifico possono essere utilizzate come mezzi di pagamento. Il vantaggio è che rendono disponibile da subito una infrastruttura di scambio basata su blockchain, bypassando integralmente il sistema finanziario internazionale. E il fatto di non essere di diritto USA le rendono un po’ meno soggette alle sanzioni tradizionali.
La connessa domanda alla IA generativa (ChatGPT) è postata nella gallery dedicata: Are blockchain Oracles auditable objects?
