

Oro vs. Bitcoin nella crisi Israele-Iran
Si dice spesso che il Bitcoin è l’oro digitale. In effetti alcune caratteristiche, scarsità, o meglio limitazione dell’’offerta, in primis, lo rendono un candidato appetibile.
Certo l’oro è un bene rifugio da qualche migliaia d’anni, mentre il Bitcoin è in circolazione da meno di una 15na.
Per altri versi sono simili, ossia nel senso che entrambi non servono praticamente a nulla. Uno è pesante, difficile da estrarre, per farlo si fanno enormi buchi nella terra e normalmente dopo l’estrazione, perlopiù inquinante e non sostenibile, viene rimesso in profondi buchi in terra, ossia i caveau delle banche. A ben pensarci, nel complesso una cosa abbastanza folle. In più, l’acciaio inox è quasi bello uguale.
Anche il Bitcoin non serve praticamente a nulla. La blockchain Bitcoin nativa ha un throughput risibile di 7 transazioni al secondo e la rete layer 2 (Lighting) di fatto non sono ancora riusciti a farla funzionare in modo decente. E sulla blockchain Bitcoin ci puoi scrivere solo transazioni in Bitcoin. L’idea di estenderla agli smart contracts è per ora confinata a complicati tentativi da nerd brufolosi.
Però alla fine quello realmente conta sono le reazioni dei mercati, cioè in ultime analisi a dove punta la gente quando nei momenti di crisi il cervello rettiliano prende il sopravvento. Primum vivere, deinde philosophari.
È interessante vedere il comportamento oro vs. Bitcoin durante la recente crisi Israele-Iran.
Innanzitutto, da osservare che, magari ufficialmente dietro motivi religiosi, l’Iran ci ha fatto il grande favore di lanciare l’attacco il sabato 13 notte, a mercati chiusi, evitandoci reazioni isteriche. Questo vale, sostanzialmente, anche per l’oro che viene quotato nelle principali piazze finanziarie. Diverso è il discorso per i Bitcoin, che, come tutte le criptovalute, ha un mercato non regolamentato che funziona h24/7, senza confini di Paese, religione, cultura, fuso orario etc.
Dal 13/4 ad oggi la quotazione del metallo giallo è rimasta, con oscillazioni, sostanzialmente invariata, nel range 2300-2400 USD/oz. Quindi ha tenuto. In modo razionale, con una banda di oscillazione di qualche punto percentuale.
Vediamo invece il Bitcoin, ma il discorso vale per le altre crypto. Nell’immediato dell’attacco, non avendo beneficiato del think time dei mercati chiusi, è arrivato a perdere quasi il 15% per fare anche peggio nei successivi dieci giorni di passione. E ancora oggi non ha ancora recuperato valendo attorno ai 64k USD. Può aver complicato la questione dell’halving (dimezzamento della ricompensa per i miner) ma è difficile dire in che direzione, se aiutando o penalizzando il prezzo del Bitcoin.
Insomma, l’innovazione tecnologica sarà tanto bella e coinvolgente, ma nei momenti di crisi ci si orienta ancora sui comportamenti ancestrali. Meglio l’oro, tangibile, pesante, in giro da millenni, che le crypto, con il rischio concreto di essere il parto etereo di menti visionarie distanti anni luce dalle ansie quotidiane della gente comune.
La connessa domanda alla IA generativa (ChatGPT) è postata nella gallery dedicata: Are blockchain Oracles auditable objects?
