Intro – I prossimi miliardi di utenti del Web3 non saranno persone ma agenti AI
Quando più di tre anni fa abbiamo pensato allo slogan per Metablog, il Web3 per tutti, neanche ci siamo posti il problema di chi fossero i tutti. Sarebbe stato strano e velleitario speculare su questo. I tutti? Chiunque fra i nove miliardi di persone con le quali condividiamo questo pianeta.
Si immaginava un Web3 popolato soprattutto da persone che usano usano wallet, crypto, NFT etc. Nel 2026 la direzione sta cambiando e la domanda non è più cosi peregrina. L’ipotesi era che il web3 e le crypto potessero diventare mainstream grazie ai miliardi di persone senza o con limitato accesso ai servizi finanziari evoluti.
I prossimi miliardi di “utenti” potrebbero, invece, non essere esseri umani, ma agenti di intelligenza artificiale. Software autonomi che decidono, agiscono e pagano. E lo fanno quasi sempre con stablecoin.
La pietra nello stagno è stata gettata da Coinbase con un post pubblicato pochi giorni fa
Perché proprio le stablecoin e non le altre crypto
La differenza è fondamentale. Un agente AI non sta investendo: sta pagando per servizi (dati, potenza di calcolo, API, contenuti). Ha bisogno di un valore stabile e prevedibile.
Se un servizio costa 0,03 dollari e l’agente paga in ETH o SOL, il prezzo reale può cambiare del 5-10% in poche ore. Per un software che esegue migliaia di micro-pagamenti al giorno, questa oscillazione è inaccettabile. Le stablecoin (soprattutto USDC) mantengono invece un valore ancorato al dollaro: 0,03 USDC restano 0,03 dollari. Questo permette di fissare prezzi chiari, impostare budget precisi e fare contabilità automatica senza sorprese.
Le altre crypto restano utilissime, ma per un altro scopo: pagare le commissioni di rete (il cosiddetto “gas”). È la benzina necessaria per far eseguire la transazione sulla blockchain. In pratica:
- Stablecoin → si paga il servizio
- Crypto nativa (ETH, SOL, ecc.) → si paga la rete
Sempre più protocolli stanno cercando di nascondere anche il gas all’utente (attraverso account abstraction o sponsorship), così l’agente può muoversi usando quasi solo USDC. Ma il principio resta lo stesso.
Il protocollo x402: il pezzo che mancava
Il protocollo x402 (nato da Coinbase e oggi gestito da una fondazione indipendente) rende tutto questo operativo. Sfrutta il vecchio codice HTTP 402 (“Payment Required”), mai usato davvero fino a oggi.
Quando un agente chiede una risorsa, il server risponde semplicemente: “costa X USDC”. L’agente paga e riceve immediatamente ciò che ha chiesto, senza account, senza abbonamenti e senza moduli di checkout. Tutto avviene nello stesso scambio HTTP. È un cambiamento silenzioso ma profondo: trasforma qualsiasi API o contenuto digitale in qualcosa che una macchina può acquistare al volo.
Cosa significa per il Web3 “per tutti”
Per l’utente comune non serve diventare un esperto informatico. Serve però capire che le infrastrutture che usiamo oggi (wallet, stablecoin, protocolli di pagamento) stanno diventando le fondamenta di un’economia mista, fatta di persone e di software.
Emergono anche nuove domande pratiche: chi controlla il budget di un agente? Come si impostano i limiti di spesa? Cosa succede se un agente viene compromesso? Sono le stesse questioni di sicurezza e di controllo che già conosciamo, solo applicate a un attore non umano.
Il Web3 non sta solo cercando di includere più persone. Sta costruendo i binari per un’economia in cui software e persone convivono e si scambiano valore. Le stablecoin, nate per dare stabilità alle crypto, si stanno rivelando lo strumento ideale per far parlare le macchine con il denaro.
Capire la differenza tra “pagare il servizio” e “pagare la rete” non è un dettaglio tecnico: è alfabetizzazione di base per il web che sta arrivando.

