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Max 21 milioni di Bitcoin – ma siamo sicuri?

Max 21 milioni di Bitcoin
Bandiera Italiana

Max 21 milioni di Bitcoin – ma siamo sicuri?

Una delle poche certezze nel cryptospazio, dove regna la volatilità e mancano riferimento oggettivi e consolidati, è che l’offerta massima Bitcoin è di 21 milioni, che peraltro si raggiungerà solo attorno all’anno 2140. Beh, almeno abbiamo tempo…

È un atto di fede. Ma sarà ben riposta?

Facciamo un minimo di recap. Forse non tutti hanno presente che il software di Bitcoin è un open source scritto in C++ scaricabile da  Bitcoin Core :: Download – Bitcoin. Poi basta compilare, lanciare e voilà il nodo Bitcoin è up and  running. In effetti, ci sono modi molto più semplici con il nodo già bello e pronto ma è importante capire che non c’è nulla di astruso e secretato. Il cuore del nostro problema di offerta max è nelle 5 linee di codice qui sotto. Basta quindi cambiare qualche parametro e si cambia l’offerta max.

I parametri sono:

  • la ricompensa (subsidy) base per minare un blocco: 50 Bitcoin
  • il numero di blocchi elaborati, 210 000, che fa scattare la riduzione del fattore correttivo (cosiddetto halving). Di fatto, ogni 4 anni  (a partire dal 2008) il fattore correttivo viene dimezzato. Attualmente, il fattore correttivo vale 1/23=0.125. Quindi minare un blocco oggi porta a casa non più, come all’inizio, 50 Bitcoin ma solo 6.25. Dal 24 aprile, nuovo halving, saranno solo più 3.125.
  • Il fattore correttivo, appunto l’halving, cioè la riduzione della ricompensa ogni 210000 blocchi.
  • Il numero di cicli di halving è fissato in 32. Il contributo al totale però è decrescente in ragione geometrica e dopo il 5° halving stiamo parlando di valori trascurabili. Cioè, il più è già stato fatto.
    Nella tabella qui sotto ho provato a simulare il cambiamento di un parametro alla volta, vedendo come cambia l’offerta max sia posizionandoci idealmente al 2008, sia supponendo di farlo a partire dal prossimo halving del 24 aprile, poiché il più dei Bitcoin è già stata minata. Si vede che, proprio per tale motivo, l’unico modo di impattare significativamente oggi sarebbe quello di intervenire sul fattore di halving, cioè non dimezzare (50%) ma ad esempio di ridurlo all’ 80%. Invece, a questo punto della creazione di Bitcoin, raddoppiare il subsidy avrebbe poco impatto,  “solo” un milione in più a fine periodo.


E quindi? E le nostre poche e confuse certezze?  Sì, sarebbe tecnicamente possibile, ma ci sarebbe bisogno che almeno il cosiddetto 51% (a stretto rigore, il 50%+1) dei nodi si mettesse d’accordo per cambiare il codice. Piuttosto complicato considerando che oggi i nodi sono circa 10k sparsi in tutto il mondo e che ogni cambio è pubblico, nulla è segreto nel mondo Bitcoin. Qui, infatti, entra in gioco il tanto criticato meccanismo di validazione di blocchi (consenso) detto del Proof of Work. Il PoW è il meccanismo che attribuisce “un voto” ad ogni nodo, indipendentemente dal suo peso nella rete. Perché se è vero che il PoW è energivoro (però nessuno più mina Bitcoin  in cantina a 0.30€/Kwh e tanto meno lo farà da aprile in poi) è anche vero che, proprio il numero di attori coinvolti,  lo rende il protocollo più sicuro. Certamente più sicuro del Proof of Stake (PoS) dove, almeno in linea di principio, dove chi pesa di più conta di più e quindi teoricamente può condizionare il consenso della rete.
E poi perché il 51% dovrebbe farlo? Qui prodest? Perché è evidente che, se si aumentasse l’offerta massima teorica di Bitcoin, il valore, perlomeno nell’immediato, crollerebbe e con questo il profitto dei miner. E non dimentichiamoci che i miner, per quanto localizzino i data center dove l’energia è più a buon mercato, hanno una bolletta salata dell’energia elettrica da pagare tutti i mesi…se qualcosa va storto van tutti a gambe all’aria.


La connessa domanda alla IA generativa (Google Bard) è postata nella gallery dedicata: Is Bitcoin’s 21 million maximum supply immutable?


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