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Le cryptovalute nella riserva strategica USA

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Le cryptovalute nella riserva strategica USA

Che la nuova amministrazione Trump negli Stati Uniti abbia compiuto un’inversione a U sul tema delle cryptovalute rispetto al primo mandato del 2016 non è una novità. Già durante la campagna elettorale, l’allora candidato Presidente si era avvicinato al mondo delle valute virtual, fra l’altro anche accettando contributi direttamente in tale forma.

Una volta eletto, Trump ha confermato il suo impegno, manifestando la sua vision di rendere gli Stati Uniti la capitale crypto del pianeta e firmando anche un executive order sugli digital assets.

A tambur battente, nei giorni scorsi, dando seguito operativo a questa strategia, ha annunciato piani per costituire una Riserva Strategica in Cryptovalute, aprendo la strada ad operazioni in cryptovalute da parte del governo degli Stati Uniti. Ovviamente, una operazione di questo tipo potrebbe rappresentare un punto di svolta per tutto il settore.

In effetti, l’annuncio si spinge a indicare quali potrebbero essere le cryptovalute interessate dal provvedimento.

La prima è, naturalmente, il Bitcoin, e fino a qui non ci sono sorprese. Il Bitcoin è considerato l’oro digitale, una possibile riserva di valore, anche se non ci stancheremo mai di ripetere quanto detto tante volte su questo blog: il Bitcoin di per sé non serve a nulla, è lentissimo, farraginoso ed energivoro (ma d’altro canto, anche sicuro e deflattivo).

Ha poi citato un secondo blocco di cryptovalute, in un certo senso molto più interessante: Ether, Solana e Ada. Ether è nota per essere la crypto cadetta per capitalizzazione totale, mentre le altre due sono perlopiù sconosciuta al di fuori della crypto community. Cosa hanno in comune? Tutte e tre sono le cryptovalute native di tre diverse blockchain caratterizzate dalla possibilità di eseguire smart contract. Ricordiamo che gli smart contract sono dei moduli software che vengono eseguiti automaticamente al verificarsi delle condizioni definite nel contratto. È comunque da sottolineare, che gli smart contract di cui si parla oramai da anni non sono ancora decollati in un utilizzo diffuso.

Sotto il profilo tecnologico, sia Ethereum (Ethereum è la blockchain, Ether la crypto relativa) che Solana si avvalgono di una macchina virtuale. Solana, una blockchain evoluta di seconda generazione, è nata con l’obiettivo di superare le limitazioni prestazionali di Ethereum, che per contro è stata la prima blockchain a rendere possibili gli smart contracts. Su Ether sono stati lanciato, nel corso del 2024, alcuni fondi di investimento ETF (Exchange Traded Funds)

Cardano (con la crypto ADA) gestisce anch’essa gli smart contracts, avvalendosi tuttavia di una tecnologia diversa dalle macchine virtuali.

In ultimo, il piano per le crypto nella riserva strategica USA parrebbe includere anche XRP. La cryptovaluta XRP è particolarmente interessante in quanto si differenzia in modo sostanziale dalle altre sopra citate (e non solo da loro) sia per approccio tecnologico che per meccanismi di governance. A XRP dedicheremo un prossimo post con i debiti approfondimenti. In questa sede, ci limitiamo ad osservare due elementi di XRP in un certo senso contrastanti. Da un lato è l’unica delle cinque cryptovalute ad avere una connotazione a stelle e strisce, essendo gestita da una società basata in California. Dall’altra è in aperta concorrenza con Swift, il tanto potente quanto ignoto al grande pubblico, sistema di trasferimento internazionale di fondi sul quale si fonda il predominio del dollaro e, in definitiva, il potere geopolitico degli Stati Uniti d’America.

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