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Le crypto nelle elezioni USA 2024

Le crypto nelle elezioni USA 2024
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Le crypto nelle elezioni USA 2024

Il tema cryptovalute è entrato neanche tanto sommessamente nella politica interna americana, campagna delle elezioni presidenziali del 5 novembre prossimo inclusa.

È interessante come sia una corsa bipartisan, senza una marcata distinzione fra i due schieramenti Democratici e Repubblicani. Senza dimenticare il candidato, indipendente, ma con un nome ed un cognome importante Robert F. Kennedy (RFK), Jr., figlio dell’omonimo padre e nipote del più celebre zio.

RFK già alcuni mesi fa aveva fatto pubblica professione di supporto alle crypto, rilasciando anche affermazioni che a suo tempo apparivano funamboliche, e che lo appaiono ancora oggi, solo un po’ meno. Trump e Biden si sono accodati recentemente, con il presidente in carica parecchio più tiepido dello sfidante.

È da notare come nei giorni scorsi, un regolamento SEC (la Consob USA) stringente in tema di gestione delle crypto da parte del sistema bancario (SAB-121) sia stato bloccato da una legge bipartisan che, lato democratico, arriva sino a sfidare il possibile veto presidenziale annunciato da Biden. Nomi importanti hanno supportato il provvedimento, fra cui la non certo accomodante ex speaker democratica della camera, Nancy Pelosi

Trump, lato suo, ha fatto, come suo solito, un U-turn sul tema. Un tempo fiero oppositore di questo mondo visto, non a torto, come potenziale minaccia al dominio internazionale del dollaro, fiutato il vento, ha annunciato di accettare anche donazioni in crypto per la sua campagna.. sempre più spesso, crypto non olet.

Ma qual è il driver dietro questo cambio di orientamento? Alla base, ne abbiamo parlato su questo blog poco tempo fa, c’è la grande paura dell’inflazione, che i sondaggi danno come preoccupazione principale dell’elettorato americano. E c’è il tema del debito federale che sta crescendo a ritmo notevole, 1T$ ogni 100 giorni, con un valore di uscita a fine 2024 previsto del 5% del PIL. Gli USA fossero parte dell’UE sarebbero fuori dal patto di stabilità.

E quindi le crypto, almeno le più note, diventano appealing. Perché? Semplice. Ad iniziare dal Bitcoin, le crypto hanno generalmente un’offerta fissa, o perlomeno nota a priori. Ossia, non possono essere stampate, per usare un termine vintage, a volontà da tesoro e banche centrali. Per questa ragione e per altre di natura tecnica, le crypto sono di fatto un asset deflazionistico. Citiamo ancora una volta quanto tante volte ricordato in passato: l’offerta max di Bitcoin è di 21 mln, di cui 19.5 già prodotti (minati) e i rimanenti 1.5 mln entro il 2140, ossia da minare nei prossimi 120 anni. E quanto vale per i Bitcoin vale in misura variabile da caso a caso per quasi tutte le crypto.

Quindi Bitcoin e altcoin (così sono dette le crypto diverse dal Bitcoin) sono sempre più viste come voci di investimento di protezione contro le spinte inflazionistiche. Insomma, crypto come l’oro. E, al pari del metallo giallo, si sente sempre più spesso citare il numero magico del 5% come quota patrimoniale da allocare nelle crypto.

Per approfondire, due articoli reperibili on line:


La connessa domanda alla IA generativa (ChatGPT) è postata nella gallery dedicata: Are blockchain Oracles auditable objects?


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