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Le crypto nelle elezioni USA 2024/3

Le crypto nelle elezioni USA 2024
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Le crypto nelle elezioni USA 2024/3

Che le cryptovalute, parafrasando le signore dell’inarrivabile Pellegrino Artusi, non sia cosa da deboli di cuore era noto, così come era ignoto ai più (compreso chi scrive) il nome dei Cynthia Lummis, senatrice  repubblicana dello Stato del Wyoming.

Mentre è senz’altro nota una certa, chiamiamola così, spregiudicatezza del candidato Repubblicano Donald Trump.

Ma andiamo con ordine.

Is 27 luglio scorso si è chiusa a Nashville, Tennessee, la Bitcoin 2024 Conference dove è intervenuto Donald Trump con un discorso epico per la crypto-community,

In sostanza, Donald Trump ha compiuto un endorsement totale dei Bitcoin e del mondo crypto, auspicando che gli USA diventino la global superpower dei Bitcoin, consolidando la posizione di leader mondiale di questa tecnologia.

Ovviamente, il discorso di Trump, pronunciato a mercati aperti ha fatto andare sull’ottovolante  le quotazioni del Bitcoin e delle altre cryptovalute, salvo poi ritracciare quasi integralmente nei giorni successivi. Già, comunicazioni a mercati aperti, insider trading, informazioni privilegiate. Peccato che siano concetti del “vecchio” e regolamentato mondo finanziario tradizionale. Nel mondo crypto non valgono. I mercati sono sempre aperti, worldwide 24/7 e gli altri sono concetti estranei ad un mondo decentrato e deregolamentato.

A proposito di regolamentazione, la promessa di Trump è, on day one della sua seconda presidenza, di licenziare il Presidente della SEC (l’organo di controllo dei mercati finanziari USA) Gary Gensler, inviso alla crypto-community per una posizione fortemente critica nei confronti di quel mondo e per aver assunto decise iniziative di contrasto, peraltro in diversi casi già soccombenti nelle aule giudiziarie.

Certo sarebbe interessante poter vedere i movimenti finanziari di coloro che avevano accesso alla bozza del discorso di Trump. Come diceva il divo Giulio, a pensare male si fa peccato ma ci si azzecca. Però, in un contesto deregolamentato, questa rimane una pia curiosità.

Ovviamente, nei giorni successivi i commenti sono stati, da più parti, i più vari e diversi. Però due elementi interconnessi sono emersi in filigrana e fanno riflettere: la diffusa paura del gigantesco debito pubblico USA e di quanto potrà ancora reggere e il connesso timore dell’inflazione, sempre in testa alle paure degli americani. Facile sostenere che i prezzi di bistecche, benzina e noccioline, quando espressi in Bitcoin, risultano drasticamente diminuiti negli ultimi anni.

Fra le proposte di Trump quella di rendere il Bitcoin in un asset di riserva federale, al pari dell’oro e di altre valute. Di ancorare il valore del dollaro USA al Bitcoin, se ne era accennato su questo Blog alcuni mesi fa, come una bizzarra idea del candidato indipendente R.F.Kennedy. Chiaro che, se a parlarne è il front runner della corsa alla presidenza, le prospettive cambiano. E di parecchio. Potrebbe trattarsi della famosa killer app di cui il mondo crypto è da anni in attesa messianica.

Per battere il ferro fin che è caldo, negli stessi giorni, la senatrice Cynthia Lummis ha proposto, e successivamente presentato in Senato, una proposta di legge, per attivare un programma di acquisto sino al 5% of total Bitcoin supply, mirroring the size and scope of gold reserves held by the United States. Interessante vedere cosa succederà se dopo novembre il GOP avrà il controllo di entrambi i rami del Congresso.

E l’altra parte? I democratici sono tradizionalmente più tiepidi sul tema crypto. Per ora la posizione di Kamala Harris è stata sfumata, senza una presa di posizione specifica, anche se la rosa dei potenziali Vice Presidenti suggerisce una certa apertura verso questa Industry.


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