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La tokenization degli asset

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La tokenization degli asset

Alcune settimane fa il titolo Nvidia, primo produttore di chip per l’intelligenza artificiale, è stato oggetto di splitting 10×1. I possessori di azioni Nvidia hanno ricevuto dieci azioni per ognuna azione posseduta. Il valore è stato ridotto ad un decimo di quello originario e per i possessori non è ovviamente cambiato nulla.

Allora, perché è stato fatto? Perché l titolo aveva superato i 1200 dollari e, posto che il minimo negoziabile era, come sempre accade, una azione, un valore così elevato precludeva l’accesso ai piccoli investitori.

Certo che, se i titoli fossero negoziabili in quantità frazionarie (metà azione, un terzo di azione etc.)  Nvidia non avrebbe avuto la necessità di procedure con un’operazione di splitting.

Ma questo, con gli attuali meccanismi e strumenti di funzionamento, non è possibile in nessun mercato azionario al mondo.

Questa lunga premessa per introdurre il concetto della cosiddetta tokenization (dall’inglese token, gettone, simbolo, segno) di cui uno dei vantaggi è proprio la possibilità di frazionare i token ad un prestabilito livello di granularità: un decimo, un centesimo, un miliardesimo e così via, sino a 18 cifre decimali.

Ma recuperiamo un certo ordine. Innanzitutto, la tokenization è la rappresentazione dei diritti di proprietà degli asset del mondo reale come descrizione digitale (token) su una blockchain.

Cosa si intende per asset? Un asset è un qualunque bene reale, sia esso immateriale come un titolo azionario, una obbligazione o un elemento materiale come un immobile, un terreno un quadro ecc.. Quindi, attraverso la tokenization, uno specifico asset, ad esempio le nostre azioni Nvidia, è rappresentato e gestito in forma digitale tramite una blockchain. E viene introdotto il concetto di frazionabilità. E quindi le azioni Nvidia avrebbero potuto essere scambiate per decimi di azione, centesimi, millesimi e così via, senza necessità di procedere allo splitting per ridurne il valore. Semplicemente chi voleva investire solo 100$ avrebbe potuto farlo comperando solo un decimo (o poco meno) della vecchia azione.

Ma la tokenization ha anche un altro punto forte: gestire tramite un unico sistema tecnologico, layer in gergo tecnico, superando la molteplicità di sistemi che oggi, ad esempio, intervengono in una transazione azionaria. Semplificando al massimo, intervengono, il sistema bancario per rendere disponibili i fondi del compratore e per liquidare il venditore, i sistemi di gestione delle transazioni internazionali (es. SWIFT), il sistema di negoziazione, il sistema di gestione dell’azionariato (ad esempio per i diritti di voto). E, ovviamente, tutti i sistemi si fanno pagare per i loro servizi. Nel caso della tokenization tutte le operazioni sono svolte su un unico layer, quella della blockchain. I fee non sono molteplici per ogni sistema, ma liquidati come costo della transazione nella criptovaluta propria della blockchain

Questa settimana iniziamo un viaggio nella tokenization che proseguirà nelle prossime settimane con approfondimenti, spunti operativi e casi di studio.

Concludiamo questo primo post segnalando che proprio SWIFT ha pochi giorni fa postato i piani in tema di integrazione nei propri servizi di meccanismi di tokenization degli asset.


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