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Ethereum e la storiella del cavaliere bianco e del cavaliere nero

La storia di Ethereum e dei supposti Ethereum killer, con un pizzico di ironia e goliardia fa venire in mente la famosa barzelletta del Cavaliere Bianco e del Cavaliere Nero. Per chi non la ricordasse, il link rimanda alla magistrale interpretazioni del compianto Gigi Proietti, uno dei suoi cavalli di battaglia.

Da anni decine di progetti si presentano come “Ethereum killer”. Cardano, Polkadot, Cosmos (ATOM), Avalanche, Algorand, e tanti altri. Arrivano con slide bellissime, whitepaper accademici, team di ricercatori e la promessa di essere più veloci, più economici, più scalabili. Poi sfidano il re… e, nella stragrande maggioranza dei casi, finiscono nella pila dei cavalieri bianchi caduti. La battuta finale non si può citare in … fascia protetta, ma ci starebbe benissimo.

Comunque si, è fuor di dubbio che Ethereum è il Cavaliere Nero. Punto.

Ethereum mantiene saldamente il secondo posto per market cap delle cryptovalute, intorno ai 217 miliardi di dollari, con un TVL (Total Value Locked) che supera i 40 miliardi. La sua rete, potenziata dalle Layer 2 (che puntano a migliorarne velocità e performance), rimane il centro gravitazionale della finanza decentralizzata, degli NFT istituzionali e dello sviluppo serio.

Solana e Tron sono gli unici due “cavalieri bianchi” che stanno ancora combattendo sul campo senza essere stati travolti:

  • Solana (7° posto, ~45 miliardi di market cap) ha costruito un ecosistema velocissimo, low-cost e pieno di attività (memecoin, DeFi, RWAs). Ha avuto i suoi problemi di stabilità in passato, ma oggi è una delle catene più usate per volume e transazioni reali.
  • Tron (8° posto, ~31 miliardi) ha trovato la sua nicchia perfetta: è diventato il re degli stablecoin, specialmente USDT. Transazioni veloci ed economiche lo rendono ideale per pagamenti e rimesse in tante parti del mondo.

Tutti gli altri?
Cardano galleggia più in basso, intorno alla 10-15ª posizione, con un market cap che fatica a stare sopra i 10 miliardi. Ha fatto tanta ricerca, ma l’adozione reale è rimasta deludente, come abbiamo visto nel post della settimana passata.
Polkadot e Cosmos hanno idee interessanti sull’interoperabilità, ma non sono riusciti a tradurle in dominance di mercato. Continuano a esistere, hanno comunità fedeli, ma nelle classifiche globali stanno scivolando verso il basso rispetto ai picchi del 2021.

Ethereum ha un vantaggio strutturale enorme:

  • La rete di sicurezza più robusta (centinaia di migliaia di validatori).
  • La liquidità più profonda.
  • Il maggior numero di developer e progetti consolidati.
  • Un brand che, nonostante le fee alte sulla mainnet, rimane il riferimento per gli istituzionali.

I competitor possono migliorare singoli aspetti (velocità, costo, modularità), ma raramente riescono a spostare l’intero ecosistema. È come mandare sempre più figli e nipoti contro lo stesso guerriero imbattibile: il numero cresce, ma il risultato spesso non cambia.

Certo, Solana e Tron dimostrano che si può sopravvivere e prosperare senza dover uccidere il re. Possono ritagliarsi fette importanti di mercato in nicchie specifiche. Ma la corona rimane saldamente in testa al Cavaliere Nero.

Come diceva Proietti: nun je devi rompe er cazzo al Cavaliere Nero.
Puoi provare a batterlo con la velocità, con la modularità o con le fee basse. Puoi arrivare con eserciti sempre più grandi di sviluppatori e investitori. Ma se il tuo obiettivo è “sostituire Ethereum”, preparati a una lotta lunga, dura e probabilmente frustrante.

Il mercato crypto premia chi costruisce valore reale, non solo chi urla più forte di essere “il killer”. Ethereum ha dimostrato, ciclo dopo ciclo, di saper assorbire le innovazioni (spesso proprio dalle catene concorrenti) e di rimanere al centro.

Quindi, la prossima volta che qualcuno vi dirà “questa è la blockchain che ucciderà Ethereum”, ricordatevi della barzelletta romana.


cavaliere bianco e del cavaliere nero
Ethereum symbol towers above a vibrant crypto city filled with various cryptocurrency icons.

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