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E SE I BRICS…

E SE I BRICS

Che i Brics puntino ad una dedollarizzazione degli scambi, almeno fra di loro, è fatto noto. Il Presidente brasiliano Lula ha recentemente lanciato la proposta che i Brics sviluppino una propria moneta. Sul Financial Times Jim O’Neill, non proprio un interinale agostano, ha liquidato l’idea come ridiculous. In effetti, come si possa pensare di metterla a terra è cosa da far tremare i polsi. Superare il sistema dollarocentrico attuale, fatto non solo di sistemi e strumenti tecnologici, ma anche di istituzioni, regole e impianti giuridici messi a punto in ottant’anni non è cosa che si fa con uno schiocco di dita.

Ragioniamo comunque, come esercizio speculativo, su alcune opzioni esistenti:

  1. Una moneta comune ex novo (la proposta di Lula): tecnicamente molto complicato. Noi europei, in un ben diverso contesto di omogeneità culturale, geografica e di ciclicità economica ne sappiamo qualcosa. Dall’altro lato dell’oceano, gli americani ci hanno messe cento anni e una guerra civile, in un contesto di flessibilità sociale, territoriale ed economica semplicemente impensabile per i Brics. E poi vorrebbe dire creare una Banca Centrale tipo BCE o Federal Reserve, idea che sul FT viene definita quasi imbarazzante.
  2. Un paniere di valute come unità di conto (tipo ECU ante euro): politicamente molto complicato. Vorrebbe dire assegnare, di fatto allo yuan cinese un ruolo guida. Gli indiani non sarebbero felici di assegnare questo ruolo alla valuta del paese col quale sono in conflitto aperto semipermanente, anche se a bassa intensità. Permangono tutti i problemi detti sopra relativamente all’impianto di un framework tecnico giuridico funzionante, oltre che di contesto economico-culturale;
  3. Adottare la moneta di uno dei Brics: politicamente molto complicato. Significa replicare, mutatis mutantis (yuan), l’esperienza del dollaro. Solo che per gli USA è stato possibile dopo aver vinto un paio di guerre mondiali. Meglio di no. Forse sarebbero già disponibili qualche strumento tecnico giuridico in più, ma siamo sicuri che, anche lasciando gli indiani da parte, tutti sarebbero così entusiasti di passare da un sistema gestito dagli americani ad uno in mano ai cinesi? Come si dice, cuore a sinistra e portafoglio a destra.
  4. Paniere o moneta ancorato all’oro (gold standard): tecnicamente complicato. I cinque Brics sono paesi, anche produttori, con forti riserve auree ma ancorare una valuta all’oro vuol dire strutturare dei controlli sullo stock aureo di ogni paese. Non facile, anche per quanto sopra. Molto complicato anche portare a bordo altri paesi: magari ok per l’Arabia Saudita, ma l’Argentina o altri paesi perennemente sull’orlo del default? E vogliamo parlare dell’Etiopia?  Rimangono invariati tutti i temi relativi all’ecosistema tecnico-giuridico. Può aiutare a capire dare uno sguardo alle soventi dimenticate vicende della Unione Monetaria Latina, sfortunata progenitrice dell’Euro a cavallo fra XIX e XX secolo.;

E poi tutte queste soluzioni hanno il problema di come uscire dal recinto. Salvo che tutti i membri BRICS siano in assoluto pareggio, chi si trova con un surplus di Brics-coin  che se ne fa se fuori dal recinto nessuno la vuole. Piaccia o no, USD non olet,  magari storcendo il naso e con  dichiarazioni roboanti di fronte alla stampa, tutti lo accettano più che volentieri.

E quindi cosa rimarrebbe? Le criptovalute. Non così semplice, ma ci si può ragionare, anche solo a titolo di speculazione intellettuale. Certo le criptovalute supererebbero in re ipsa il problema dell’infrastruttura tecnica, double spending fra tutti, anche se rimarrebbe quello giuridico. Certo che è da vedere se tutta questa trasparenza insita nelle crypto, soprattutto se basate su blockchain pubbliche e decentrate, sarebbe così ben vista negli scambi fra Paesi sovrani, soprattutto considerando un certo.. diciamo deficit democratico? Due sono le opzioni di fondo:

  1. Cryptovaluta ex novo: di fatto sarebbe una CBDC (Central Bank Digital Currency), o qualcosa di molto simile, e si ricadrebbe probabilmente nei problemi visti sopra per il contesto tradizionale. E poi vorrebbe dire attuare un controllo al limite del paranoico su algoritmi e codice perché un Paese non possa approfittarsi, di fatto rendendo tutto molto farraginoso. Vediamo cosa succederà con l’euro digitale e facciamone (almeno) il cubo per i Brics che comunque, teniamo sempre a mente, una Banca Centrale non hanno.
  2. Adottare una crypto esistente fra quelle a più ampia capitalizzazione di mercato: sarebbe una soluzione sotto il profilo tecnico plug-and-go. Qui la scelta appare ridotta a Bitcoin (BTC)  e al massimo ETHer (ETH) . Le altre non hanno spessore sufficiente per supportare scambi nell’ordine di  USD 200Bn/anno. Anche la volatilità tipica delle crypto non aiuta e appena si subodorasse la possibilità di adozione la speculazione volerebbe incontrollata a livelli mai visti. Peraltro, ETH avrebbe il vantaggio di esser stata sviluppata da un russo, il che, politicamente potrebbe aiutare. Le altre altcoin sono anni luce da un market cap vagamente sufficiente. BTC fornirebbe maggiori garanzie in termini di sicurezza e il basso throughput transazionale forse non sarebbe un gran problema, almeno sino a che non se ne pensasse una estensione retail. Qualche parola si può spendere per XRP, che, al di là di una market cap attualmente risibile per questi scopi, avrebbe alcuni vantaggi reali in prospettiva: essere pensato per gli scambi bancari con un certo grado di controllo centrale dei meccanismi di validazione delle transazioni (consensus), forse addirittura negoziabili con Ripple Labs da una controparte forte. E poi, se la SEC vincesse il ricorso vs. Ripple Labs, sarebbe una crypto se non bandita negli USA almeno fortemente ridimensionata, il che, di nuovo, potrebbe, politicamente, aiutare.

Quanto sopra è raccoglie alcune riflessioni di getto. Analisi di ben altro spessore sarebbero necessarie per un quadro completo e presumibilmente emergerebbero chissà quali altre problematiche. D’altronde, ad oggi, solo il Salvador e altri ancor più piccoli paesi hanno adottato una crypto (il Bitcoin nella fattispecie) come moneta a corso legale, peraltro con risultati per ora non esaltanti.

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