Vai al contenuto

Digital Euro: l’Italia chiede zero commissioni sotto i 10 euro

A Bruxelles si chiudono i negoziati sulla legge dell’euro digitale e Roma mette sul tavolo una proposta concreta: sui pagamenti sotto i 10 euro l’esercente non deve pagare quasi nulla. Tetto a 2 centesimi, con l’apertura a un azzeramento netto. I negoziatori si rivedono giovedì 10 settembre. Non è ancora legge e non è ancora una moneta in circolazione. È però il segnale più chiaro di questi mesi: se l’euro digitale deve funzionare in Italia, deve funzionare dal caffè in giù.

Secondo documenti visti da Euronews e un diplomatico UE, per le transazioni di basso valore — soprattutto sotto i 10 euro — si vuole un tetto alle commissioni di accettazione fino a 0,02 euro, applicato in particolare ai piccoli esercenti. L’alternativa sul tavolo è un costo netto zero, «perché di fatto sarebbe comunque il risultato». Il regime sarebbe temporaneo, per raccogliere dati prima di un modello definitivo.

Il nodo è politico. Un’analisi della BCE dice che i piccoli commercianti arrivano a pagare commissioni tre o quattro volte più alte dei grandi gruppi. Se l’euro digitale avrà corso legale — e quindi andrà accettato, salvo eccezioni — senza un tetto sui micropagamenti il bar di quartiere lo vivrebbe come un altro POS obbligatorio.

In Italia il tema non nasce ieri. Da giugno è legge l’obbligo rafforzato di accettare moneta elettronica, anche via app e wallet. Satispay, da settembre, ha azzerato le commissioni sotto i 10 euro. Roma prova a portare in Europa la stessa regola: il caffè non può costare una commissione.

L’euro digitale non è Bitcoin e non è una stablecoin privata. È una CBDC: moneta della banca centrale in forma digitale, con lo stesso valore della banconota. Affianca il contante, non lo sostituisce. Per il cittadino le funzioni di base sarebbero gratuite. Sono previsti pagamenti online e offline; offline, più simili al contante, anche senza rete. Non sarà moneta programmabile tramite smart contracts. Si discute un tetto di detenzione — nelle simulazioni si è arrivati a ipotesi intorno ai 3.000 euro a persona — per non drenare i depositi bancari, come abbiamo approfondito in post precedenti.

La tabella di marcia è questa: regolamento UE entro fine 2026; pilota di 12 mesi dal secondo semestre 2027, con 36 prestatori già selezionati; possibile prima emissione nel 2029, solo se la legge passa e poi la BCE decide di emettere. Nel 2026 si scrive il manuale. La moneta, se arriva, è ancora lontana tre anni.

Il motivo ufficiale non è “essere moderni”. È sovranità dei pagamenti. L’Europa dipende ancora in larga parte da circuiti americani come Visa e Mastercard. L’euro digitale è pensato come binario pubblico europeo.

Per chi segue il Web3 la distinzione conta. L’euro digitale è moneta pubblica, distribuita da banche e operatori autorizzati, con tetti, antiriciclaggio e corso legale. Crypto, stablecoin e DeFi restano un altro binario: senza corso legale, con altri rischi. Non sono antagonisti automatici, ma non sono la stessa cosa.

Tre nodi da tenere d’occhio. Privacy: offline la transazione resta tra chi paga e chi incassa; online l’Eurosistema non identificherebbe l’utente, i prestatori sì, per legge. Non è cash e non è un mixer. Chiavi: non è self-custody. Perdi l’accesso, c’è un recupero. Tetto: l’euro digitale nasce più mezzo di pagamento che riserva di valore. Bitcoin e molte stablecoin giocano l’altra partita.

Se sei un cliente, oggi niente: non puoi ancora “avere” euro digitali. Quando e se arriveranno, l’idea è pagare al bancone o online come con un’app, senza commissione base, anche offline. Il contante resta. Se hai un negozio, qui sta la proposta italiana: sotto i 10 euro l’accettazione non deve bruciare il margine. Se segui le crypto, non è il “nemico del Bitcoin”. È un concorrente delle stablecoin in euro e, in parte, dei circuiti privati. Nel 2029 i pagamenti europei potrebbero avere tutti e tre: carte, stablecoin regolamentate, CBDC.

Per essere chiari, la proposta italiana non è approvata. I holding limit restano uno dei dossier più duri, insieme al modello di commissioni. La BCE non emette senza regolamento. Il 2029 è una data tecnica, non una promessa.

La notizia vera non è “arriva l’euro digitale”. È che l’Italia sta cercando di scrivere nella legge europea una regola da bar: sotto i dieci euro, il digitale pubblico non deve costare come una carta internazionale. Se passa, nasce più vicino al contante. Se non passa, nasce più vicino a un altro circuito a pagamento — e quella battaglia, in Italia, la conosciamo già.



Digital Euro

1 commento su “Digital Euro: l’Italia chiede zero commissioni sotto i 10 euro”

Per un commento