

Il debito degli Stati opportunità per le crypto
È fuor di dubbio che il debito degli stati sarà uno dei temi dominanti dei prossimi anni. Per noi italiani non è una novità. Sono più di 20 anni che il debito nazionale rappresenta una delle maggiori zavorre della nostra economia che ci ha fatto retrocedere nelle classifiche internazionali. Ma siamo in buona compagnia. Qualcuno ha anche tentato di metterci mano in modo radicale, ma è durato poco, anzi pochissimo, quasi niente. Una meteora inglese di nome Liz Truss, cacciata a furor di popolo e non solo di popolo. La verità è che con il debito si compra consenso e, in democrazia, con il consenso i voti. Ma fino a che il problema era confinato nella vecchia e stanca Europa, poi neanche tutta che i virtuosi ci sono anche qui e fanno anche da cane da guardia, era un problema minore. Il mondo poteva andare avanti lo stesso.
Il cambio di paradigma è iniziato però quando il debito è esploso anche dall’altra parte dello stagno.
Con le ultime amministrazioni la questione si è fatta seria. Oggi il debito Usa viaggia a più del 130% del Pil. Mica poco. Siamo vicini ai livelli italiani. E non pare che i contendenti della prossime elezioni vogliano affrontare seriamente il problema. Anzi pare pure che Trump stia lavorando per limitare, in caso di vittoria, l’autonomia della Federal Reserve. Benzina sul fuoco.
Per carità il dollaro è tuttora la valuta dominante. Il dividendo di lungo corso per aver vinto due o tre guerre mondiali fra calde e fredde. La realizzazione del sogno degli alchimisti medioevali di trasformare il piombo, nel nostro caso la carta, in oro.
Il tema è affrontato con chiarezza nell’articolo del 8/5/2024 del Financial Times, qui sotto.

Ma perché tutto questo su questo blog? Perché alla fine, checché si dica in un modo o nell’altro, prima o poi, qualcuno quel debito dovrà pagarlo. Confidar in crescite miracolose, magari guidate da esplosioni di produttività portare dall’IA a tutt’oggi è solo una speranza. Haircut, inflazione o altro entreranno probabilmente in gioco. Magari sull’onda di qualche crisi internazionale, per esempio aiutati dalle isterie dello zio Vlad.
E qui entrano in gioco i tradizionali beni rifugio. L’oro in primis. Abbiamo dedicato un post poche settimane fa al tema. Certo che però l’oro è scomodo, pesante, frazionabile con difficoltà. E allora? E allora? E se venisse il momento delle crypto?
Prendiamo il Bitcoin, ma il discorso vale anche, e a maggior ragione per altre crypto meno conosciute. Il Bitcoin è, per vari motivi che qui non ricordiamo, ne abbiamo già parlato ampiamente, intrinsecamente deflazionistico. Cioè, la quantità massima è fissata e nella pratica il, se così possiamo chiamarlo, flottante è in diminuzione. Ed è fuori dall’appetito dei governi nazionali. I governi non possono stampare Bitcoin. Non esiste una banca centrale dei Bitcoin. E’ frazionabile sino alla centomilionesima parte, più che abbastanza anche per pagare un parcheggio o comperare un chilo di pane. Certo tuttora c’è il tema delle performance. 7 Tps sono risibili, e lo rendono inutilizzabile come mezzo di pagamento comune. Ma prima o poi le soluzioni per risolvere il problema, in pista da anni, finalmente matureranno. E il problema delle performance non vale per altre crypto di seconda generazione, molto più performanti. Se così fosse si realizzerebbe il sogno di Satoshi Nakamoto, il mitico e fantomatico ideatore dei Bitcoin, di realizzare una valuta di scambio che portasse a bypassare il sistema finanziario tradizionale.
La connessa domanda alla IA generativa (ChatGPT) è postata nella gallery dedicata: Are blockchain Oracles auditable objects?
