Quando Wall Street starnutisce…le cryptovalute prendono il raffreddore
Un vecchio adagio della economia e della finanza, declinato peraltro in una infinità modi, recita: quando l’America starnutisce l’Europa prende il raffreddore.
Oggi, con buona pace dei sogni libertari di Satoshi Nakamoto, pare che lo stesso si possa parafrasare anche per il mondo delle cryptovalute.
Sì, venerdì scorso, gli strali del Presidente Trump contro la Cina di Xi Jinping hanno fatto incespicare la borsa di New York e fatto crollare di una decina di punti percentuali le quotazioni del Bitcoin che, come sempre capita, si è portato dietro l’intero comparto delle cryptovalute. Che ancora non solo non accenna a rialzarsi ma pare aver intrapreso un cammino discendente.
Sempre più le quotazioni delle cryptovalute sembrano seguire quello del settore tecnologico.
Triste ironia per un comparto che sognava di essere alternativo al mondo finanziario tradizionale e che, invece, rischia sempre più di esserne fagocitato in un abbraccio mortale.
A ben vedere infatti, il pane, la benzina e l’affitto di casa continuiamo a pagarlo in euro, dollari e yen, mentre proprio l’odiato sistema finanziario tradizionale sta adottando alcuni strumenti del mondo nuovo. Ad esempio, le temute stablecoin per il trasferimenti di valore e, in ultima analisi, per continuare a piazzare in giro per il mondo i titoli di stato americani, perpetuando le privilège exorbitant di Giscardiana memoria. E anche la tokenization degli asset reali (RWA), ossia la gestione tramite registrazione su blockchain, sta intraprendendo i primi passi sotto l’egida delle grandi istituzioni finanziarie.
Per non parlare degli ETF, con i quali il sistema tradizionale si pone come intermediario fra l’investitore retail e il mondo crypto, semplificandone la gestione ma scalfendone le basi e in qualche modo dando ragione a chi denuncia che non ha una base nel mondo reale.
In italia poi, e non solo, anche gli USA non scherzano, il sistema fiscale rema a favore della normalizzazione, se così vogliamo chiamarlo, delle cryptovalute nell’alveo del sistema tradizionale. Banalmente, si prospetta (dal gennaio 2026) una imposta sulle plusvalenze cryptovalute del 33%, mentre per un fondo di investimento ETF nello stesso comparto si continua a pagare la normale aliquota del 26% sui prodotti finanziari.

