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Cryptovalute in pratica

cryptovalute in pratica
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Cryptovalute in pratica

Sovente, in questo periodo di rally del toro, mi viene chiesto come si fa ad investire in cryptovalute in pratica.

Premettiamo doverosamente che questo è un blog divulgativo e non di promozione finanziaria e che comunque valgono sempre i due caveat:

  • il primo è il principio di Rockefeller: comprare quando gli altri vendono e vendere quando gli altri comprano. Celebre come si salvò dal crack del ’29 vendendo quando anche il suo lustrascarpe gli confidò di aver investito in borsa;
  • il secondo, ancora più importante, è attenzione all’effetto FOMO (Fear Of Missing Out): la paura di non guadagnare e di fare la figura del fesso di fronte al vicino di casa od al cognato è la strada maestra per il disastro.. la paura di non fare un facile guadagno (e di essere irriso per questo) è molto più forte della paura di perdere…

Fatta questa premessa e messi in guardia dalla speranza di facili guadagni, esistono, principalmente, due strade per investire in cryptovalute in pratica:

  1. Si va in banca e si investe in fondi, tipicamente ETF (fondi legati agli indici), che investono in crypto, sostanzialmente Bitcoin. Fondi di questo tipo iniziano ad essere presenti anche in Europa, dopo il via libera negli USA;
  2. Si comprano direttamente le cryptovalute, Bitcoin, Ether etc., ce ne sono ben più di mille. La strada è semplice. Si googla Top crypto exchange in Europe e dalla lista dei primi 10 se ne prende uno a caso fra quelli che hanno il sito anche in italiano (cioè quasi tutti). Ai fini di chi legge questa pagina, un Exchange vale l’atro.
    • Ci si registra. Oramai tutti gli Exchange più seri, se non altro per evidenti fini di compliance regolatoria, operano secondo la regola KYC (Know Your Customer), per cui sono richieste prove di identità (un foto con il documento di identità in mano) e residenza (di solito una bolletta), senza le quali sono si può operare. Avuto l’ok in qualche ora/giorno si passa alla fase vera e propria di acquisto. Si può fare via normale bonifico SEPA e dopo qualche giorno si ha l’accredito sul conto dell’Exchange tramite il quale si può passare all’acquisto vero e proprio. Una alternativa è l’acquisto via carta di credito, che quasi tutti gli exchange offrono, più veloce ma più cara.
    • Una volta comperate le crypto, si aprono due alternative. Si lasciano nell’Exchange in modo non dissimile rispetto al normale home banking, oppure si trasferiscono in un wallet personale. Sono due strade profondamente diverse. Come regola del pollice, se siete pratici e maniacalmente rigorosi nella gestione delle vostre password potete andare sulla soluzione del wallet personale, se invece siete incerti molto meglio lasciarli nell’Exchange è la via più sicura. Il wallet personale è teoricamente più sicuro, ma se si perde la password (in effetti è un pò più complicato di una semplice password) non c’è verso alcuno di recuperare le crypto. Perse vuol dire perse. E per sempre.
    • I wallet personali si dividono in software puri (in genere quelli su smartphone) e hardware più software. Certo i wallet personali rispondono in pieno alla filosofia crypto di riportare la responsabilità all’utente finale bypassando l’intermediazione del sistema finanziario (gli Exchange in questi casi). Però, come sempre accade, la responsabilità, l’empowerment è il termine inglese che enfatizza il “potere personale di fare”, è una bella cosa, ma bisogna saperla gestire. La strada del disastro è lastricata di responsabilità non gestite.
  3. Infine da ricordare sempre che per vendere le cryptovalute in pratica occorre sempre passare presso un exchange. Salvo, ovviamente, utilizzare le crypto nei tuttora rari casi in cui sono accettate come mezzo di pagamento. Oppure facendo una bella vacanza nel Salvador dove i Bitcoin sono legal tender, ossia valuta a corso legale.
  4.  

La connessa domanda alla IA generativa (ChatGPT) è postata nella gallery dedicata: Can layer-2 solve blockchain intrinsic performance and scalability issues


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