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Cryptovalute, che confusione!/2

Cryptovalute, che confusione!/2

L’altra settimana abbiamo visto le cryptovalute e relative blockchain secondo un profilo funzionale, ossia rispetto alle varie categorie di utilità. Questa settimana le approcciamo su una dimensione un poco più tecnica, ma importante per capire il funzionamento di questa tecnologia.

Le due dimensioni di analisi sono le modalità di accesso, controllato (permissioned) e non controllato (permissionless o unpermissioned), e la relativa accessibilità pubblica o meno (public e private).

Sono quindi possibili quattro combinazioni, date dal prodotto cartesiano delle due dimensioni, così in un quadrante Gartner

 Permissioned Permissionless
PrivatePrivate PermissionedPrivate Permissionless
PublicPublic PermissionedPublic Permissionless

Vediamole una per una, in ordine di crescente di interesse.

  1. Iniziamo da quella che va poco oltre l’esercizio concettuale, la blockchain private/permissionless che, infatti, è un po’ un ossimoro, come ghiacciaio in fiamme. Starebbe a significare che l’accesso alla rete è limitato ai i partecipanti selezionati ma che possono interagire con la blockchain senza bisogno di approvazione o verifica dell’identità. Lasciamo perdere.
  2. Più interessante è il caso della private/permissioned, nella quale solo i partecipanti approvati possono entrare a far parte della rete e il ruolo di ogni partecipante è esplicitamente assegnato e controllato da un’autorità centrale o da un consorzio. Qui esistono delle applicazioni commerciali, come Hyperledger Fabric, originariamente nato con il contributo pesante di IBM, alla quale tuttora viene, sovente ed erroneamente, attribuito come marchio commerciale. Hyperledger è un progetto blockchain aziendale globale che offre il framework, gli standard, le linee guida e gli strumenti necessari per creare blockchain open source e applicazioni correlate da utilizzare in vari settori.
    NB: interessante notare che questa tipologia di blockchain in genere, proprio per lo stretto controllo centrale, non necessitano di cryptovalute per funzionare.
  3. Passiamo ora al caso delle blockchain public/permissioned, nella quale possono accedere alla solo soggetti autorizzati. Questa configurazione offre un equilibrio tra trasparenza e governance, rendendola ideale per i casi d’uso in cui l’apertura è importante ma la decentralizzazione completa non è pratica. Qui abbiamo il caso concreto più famoso di XRP, che invero implementa una situazione ibrida, dove le registrazioni sulla blockchain (ledger) sono visibili pubblicamente, ma solo i validatori autorizzati possono confermare le transazioni.
    Da notare che la soluzione public/permissioned è una di quelle in esame (infinito) per la realizzazione (se mai avverrà) dell’euro digitale.
  4. E, in ultimo, arriviamo alla tipologia più importante: la public permissionless. È la soluzione adottata da tutte le blockchain più famose, Bitcoin, Ethereum, Solana, Cardano/Ada etc. In pratica cosa vuol dire? Vuol dire che chiunque può scaricare il software (e la blockchain) e diventare, in pochi minuti (se si ha una connessione internet in Gb, se no un po’ di più) un nodo del sistema, sovvertendo una narrativa diffusa che si tratti di processi segreti, misteriosi e riservati a pochi iniziati. E che nemmeno sia necessario hardware milionari (che comunque aiutano). Anzi periodicamente, ogni qualche mese, esce notizia di un minatore solitario (solo miner) che ha trovato un bitcoin, una volta addirittura tramite un cellulare (quando si dice c***, ops .. fortuna).
    In questo tipo di blockchain è quindi fondamentale avere un meccanismo per mettere tutti d’accordo, senza che ognuno si faccia la sua versione personale. Ma di questo, della gestione del consenso, parliamo la prossima settimana.

E con questo, buon Ferragosto a tutti!

public permissionless

Fear and Greed Index

 

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