

Bitcoin, un modello energetico virtuoso
Si cita sovente in questa epoca di rally delle cryptovalute, il limite massimo di Bitcoin, pari a 21 milioni.
Anche su questo blog se ne è parlato più volte. Avere un limite di circolante è correttamente citato come un dei punti di forza dei Bitcoin.
Però 21 milioni è un limite teorico. Il mining, cioè la produzione, il conio per usare un termine arcaico, probabilmente si fermerà molto prima.
È utile un recap sulla architettura dei Bitcoin
Ad oggi, sono stati minati poco meno di 19mln di Bitcoin. Nei prossimi 4 anni ne saranno coniati ulteriori 700000ca, per raggiunger un totale di circa 19.5mln. Il 90% dell’offerta totale.
L’offerta massima è appunto di 21mln, da raggiungere all’incirca nel 2140. Oggi ne rimangono outstanding circa 2.5 milioni, da minare appunto nei prossimi 120 anni. Quindi, il più è fatto.
Ma probabilmente salvo tecnologici salti quantici, ad oggi immaginabili solo con difficoltà, non si arriverà mai a minare l’ultimo Bitcoin. Al di là di cosa sarà il mondo nel 2140.
Come spesso accade nelle vicende di questo pianeta il tutto si riduce ad una banale questione di costi e di ricavi.
Del consumo energetico della blockchain del Bitcoin si dicono un sacco di cose, tutte perlopiù negative. Molte sono vere, altre frutto di interpretazioni faziose di dati reali, altre ancora proprio non vere. Nessuno direbbe però che i Bitcoin sono portatori di un modello virtuoso del consumo energetico. Sarebbe interessante si potesse adottare lo schema anche in altri ambiti.
Bitcoin un modello energetico virtuoso
Il famoso halving di cui si sente spesso parlare dimezza ogni quattro anni (a stretto rigore ogni 200000 blocchi, minati appunto in circa quattro anni) il compenso (block reward) per il mining dei Bitcoin. Ossia per far funzionare la blockchain attraverso la ricerca di soluzioni a complesse equazioni matematiche che validano i blocchi di informazioni registrate sulla blockchain.
Oggi, ogni blocco minato è remunerato ai miner con 3.25 Bitcoin, nel 2028 saranno pagati solo più 1.625 Bitcoin per blocco minato e nel 2032 passeremo allo zero virgola. Consideriamo che all’inizio, all’epoca del mitico Satoshi Nakamoto e del blocco Gemini, il reward era di ben 50 Bitcoin a blocco.
E la bolletta elettrica è sempre da pagare. I miner meno efficienti saranno messi fuori mercato. Semplicemente chiuderanno. È già successo 4 anni fa, quando il reward era passato da 12.5 agli attuali 6.25 Bitcoin. Fra l’altro facendo crollare il mercato dei server di mining che fu inondato di macchine di seconda mano dai miner che avevano chiuso i battenti. Insomma, l’epoca eroica dei mining dei Bitcoin in cantina è finita una decina di anni fa, quasi subito dopo essere iniziata. I miner oggi devono essere organizzazioni ingegneristiche efficienti, anche, se non soprattutto, nell’acquisto ed utilizzo dell’energia.
Chissà forse nemmeno l’energia da fusione nucleare (se mai arriverà) renderà conveniente minare, nel 2140, l’ultimo solitario Bitcoin. Comunque, c’è tempo!
