

12 mesi di Metaverso
Ad un anno dl lancio di questo blog facciamo il punto sulla salute del Metaverso
Inutile nascondercelo, gli ultimi dodici mesi non sono stati quelli del Metaverso, è stato senza dubbio l’anno dell’intelligenza artificiale. Del Metaverso non parla quasi più nessuno, almeno quanto tale. E anche i singoli elementi costituivi non sono al centro del dibattito tecnologico.
Andiamo con ordine.
Della realtà virtuale non se ne ha più traccia. E fino a qui niente di strano. Sino a che tutto è legato a mezzo chilo di visore da portarsi al collo non c’è da stupirsi che nessuno, fatto un giro di prova, voglia continuare con l’esperienza.
Ma vediamo come stanno gli altri elementi del nostro modello:
- Le crypto: il quanto vale
- La blockchain: il come dove
- Le NFT/smart contract: il cosa
Neanche loro stanno poi così bene. Partiamo dal fondo:
Nft: missing in inaction. Dopo la sbornia di immagini di scimmie annoiate vendute al prezzo di un attico a Central Park non se ha più notizia. E per fortuna. Anche gli smart contracts, la vera novità, stentano, per essere buoni ed ottimisti, a decollare. Continuiamo infatti, come prima, a pagare gli affitti con bonifico e a fare denunce cartacee degli incidenti in auto. I mirabili automatismi governati dagli oracoli di Chainlink sono ancora oltre l’orizzonte.
Blockchain: anche qui le buone notizie scarseggiano. È l’elemento centrale, senza il quel NFT e crypto perdono di significato. Complice anche la narrativa sul Bitcoin, si tende sempre a identificare la blockchain con le crypto, mentre il concetto che le crypto sono funzionali alle blockchain (decentrate) ancora non passa con chiarezza. I problemi di scalabilità intrinsechi nelle blockchain di prima generazione (Bitcoin, Ether etc..) stentano ad essere risolti. Le blockchain di seconda generazione e le layer-2 aggiungono complessità alla tecnologia senza risolvere del tutto il problema delle performance, in pratica la capacità di portare a termine un numero elevato di transazioni al secondo. Così fa la rete lighting di Bitcoin, senza la quale la crypto regina sarà sempre relegata al massimo al ruolo di riserva di valore e mai riuscirà a passare nel mainstream dei mezzi di pagamento
Crypto: questa è l’unica componente che gode di salute accettabile. O almeno andando per prevalenza, ossia prendendo in esame il solo Bitcoin. Il Bitcoin in effetti si è apprezzato molto negli ultimi dodici mesi, segnando un nuovo massimo, il cosiddetto ATH (All Time High) . Meno bene le altre crypto, fa cui la cadetta Ether. XRP, poi, è sempre più in coma farmacologico, aspettando Godot, cioè la fantomatica decisione giudiziaria nella vertenza con la SEC. Peccato perché potrebbe avere delle potenzialità nel processo di dedollarisation portato avanti dal Brics. Non dimentichiamo che si propone come un’infrastruttura plug and play alternativa a Swift, il sistema dollarocentrico che domina le transazioni monetarie internazionali.
Ma anche per il Bitcoin c’è un grosso ma. Le quotazioni del Bitcoin hanno beneficiato di quello che rischia di essere un abbraccio mortale. Quello della finanza tradizionale, con il lancio dei tanto attesi fondi di investimento ETF in Bitcoin da parte di una decina di gestori USA, fra cui il colosso Blackrock. Perché abbraccio mortale? Perché nella vision del fondatore, il famoso e ignoto Satoshi Nakamoto, il Bitcoin doveva essere uno strumento di pagamento alternativo, che consentisse di bypassare il sistema bancario tradizionale (peraltro nel filone del banks are dinosaurs proferito da un giovane Bill Gates). Sarebbe un sorte veramente ironica se il Bitcoin diventasse, proprio grazie e per mezzo di quel sistema finanziario che voleva bypassare, non un mezzo di pagamento ma una riserva di valore, l’oro digitale
La connessa domanda alla IA generativa (ChatGPT) è postata nella gallery dedicata: Are blockchain Oracles auditable objects?
