

Non solo IA, i rischi dei computer quantistici
Si parla tanto dei rischi connessi alla Intelligenza Artificiale. Corretto, i rischi ci sono, e sono comprensibili a tutti. L’immaginario cinematografico magari aiuta ad ingrandirli un po’, ma anche a creare consapevolezza su una materia altrimenti squisitamente tecnica. Che poi si tratti di intelligenza artificiale basata sui big data o intelligenza artificiale generativa, la sostanziale differenza va oltre la comprensione dei più.
Comunque sia è argomento che affascina e nelle sua idea base facilmente comprensibile, la macchina che prende il controllo e sottomette l’uomo.
Consideriamo comunque che alcuni rischi, soprattutto della più complessa, quella generativa, per realizzarsi devono essere mediati da altri sistemi, ancora facilmente controllabili dall’uomo. L’idea del computer che si automodifica migliorandosi coscientemente e prende il controllo di sistemi operazionali non cosa di oggi e forse nemmeno di domani.
Quindi dei rischi dell’IA si parla e si straparla. Di cosa, invece non si parla, o non si parla fuori dai circoli iniziatici: dei rischi rappresentato dai computer quantistici (CQ). E perché mai si dovrebbe parlarne? Perché i CQ, oltre a consentire progressi enormi in molti campi, pongono anche una seria minaccia ai sistemi crittografici attualmente in uso. Quello che un computer tradizionale fa in anni di calcolo un CQ può (attenzione, può, non è sempre detto, dipende dai problemi) farlo in pochi secondi. In particolare, fanno bene le operazioni connesse alla rottura dei codici di crittografia. Siamo immersi in sistemi crittografici da quando ci svegliamo alla sera quando spegniamo la luce. Non bisogna essere delle spie o dei fanatici tecnologici, sono crittografati i messaggi di WhatsApp e Telegram, le telefonate, le mail, i siti web, gli acquisti on line, le transazioni bancarie ed in generale tutti i prodotti finanziari, le app degli smartphone, i programmi tv, i telecomandi, gli antifurti… serve altro? Tutto il nostro sistema economico sociale dipende dalla crittografia e collasserebbe miseramente nel caso di aggiramento della crittografia alla base.
Gli algoritmi crittografici attualmente più in uso sono stati pensati quando i CQ erano solo teorizzati ed iniziano a mostrare la corda o già non sono più efficaci con le prime generazioni di CQ operativi. Certo non li troviamo ancora da Mediaworld, ma sono nella disponibilità di istituzioni e servizi più o meno lecite e legittime.
Cosa c’entra tutto questo con il Web3 ed il Metaverso? Moltissimo, perché tutto trova fondamento nei sistemi crittografici. Senza crittografia la blockchain non avrebbe senso. La tecnologia blockchain, e le connesse criptovalute, è realizzata tramite sistemi crittografici che ne garantiscono sicurezza ed integrità.
In caso di forzatura della crittografia tutto il binomio blockchain-crypto collasserebbe. La integrità delle registrazioni sulla blockchain verrebbe meno e le crypto non varrebbero più nulla. Nessuno avrebbe più certezza di nulla. Insomma, il caos.
Fatto un po’ di sano terrorismo, è però da dire che allo stato attuale la situazione non è però drammatica. Le principali blockchain e relative criptovalute (Bitcoin, Ethereum, Ripple) usano algoritmi a prova di computer quantistici. O meglio, a prova degli attuali computer quantistici, mentre non è detto che siano resistenti alla prossima generazione e le prossime future quando passeranno dalle decine/centinaia di qbit ai milioni o più. Ci sono soluzioni definitive o almeno più robuste? In teoria sì, si stanno sviluppando algoritmi a prova di computer quantistici e quindi si possono pensare a cambi di algoritmi. Però ci vuole tempo e la velocità di adeguamento non è un punto di forza delle blockchain decentrate su migliaia di nodi.
In conclusione, per ora possiamo stare (moderatamente) tranquilli i nostri wallet sono al sicuro, ma all’erta per un domani che arriva sempre troppo presto. Le crisi sono come gli attacchi dei felini, si avvicinano piano piano ma poi balzano all’improvviso…
La domanda di questa settimana alla IA generativa, nella home page, è: is quantum computing a potential threat to cryptocurrencies?
La risposta di questa settimana è fornita da Google Bard.
