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Lo staking , una caratteristica sovente sconosciuta

Cryptocurrency staking

Lo staking, una caratteristica sovente sconosciuta

Le criptovalute possono essere fonte di interesse attivi come qualunque forma di capitale.

Certo, i meccanismi sono differenti. Per ora non sono pagati dalle banche, ma dallo staking, funzionalità sconosciuta alla maggior parte degli investitori, il più delle volte interessati o a conoscenza solo all’andamento delle quotazioni.

Ma cos’è lo staking? E qui occorre fare non un passo indietro, ma due.

Primo passo indietro. Le crypto si basano perlopiù su blockchain decentrate che basano, a loro volta, il loro funzionamento sui meccanismi di accordo (denominato consensus) fra i gestori della blockchain, i cosiddetti nodi. Il consensus è l’accordo fra la maggioranza dei nodi sulla validità di un blocco di transazioni. La validazione delle transazioni ha un costo per chi la richiede e quindi un compenso per chi la effettua. Pertanto, la validazione è attività remunerativa per i gestori dei nodi.

Secondo passo indietro. I meccanismi di gestione del consenso sono principalmente due. La Proof of Work (PoW) dove il consenso è raggiunto con l’accordo del 51% del nodi, indipendentemente dal loro peso nella blockchain. È il meccanismo più “sicuro” ed è utilizzato dalla blockchain più famosa, quella del Bitcoin, basata su circa 10.000 nodi. Quindi, nella PoW, uno vale uno, come nelle elezioni dei sistemi democratici.

L’altro meccanismo più utilizzato è quello della Proof of Stake (PoS) nella quale il consenso è raggiunto non sulla maggioranza dei nodi, bensì sulla maggioranza del valore gestito dai singoli nodi. In altri termini, chi gestisce un valore maggiore vale e, se si può dire vota, in proporzione. Come nelle assemblee societarie. È ovvio che, in questo modo, chi gestisce i nodi (soprattutto quelli più strutturati) ha interesse ad associarsi, al limite affittare, ulteriore valore per aumentare il proprio peso nella formazione del consenso. La blockchain di Ethereum, dal 2022, opera sulla base PoS. È chiaramente meno sicuro del PoW perché in linea di principio i nodi maggiori potrebbero associarsi per effettuare manovre a loro vantaggio. Nascono così i mining pool. E qui entra in gioco lo staking che si può vedere come il compenso per l’affitto delle proprie cryptovalute ai mining pool.

I tassi di interesse dello staking sono interessanti. Vanno da uno stellare 22% sulla crypto Cosmos ad un più normale 5-7% su Solana ed Eth. Attenzione però che ci può essere qualche caveat relativamente al vincolo di tempo, ad esempio, un anno entra il quale i valori conferiti nello staking sono bloccati e non possono essere rilasciati al possessore.

Quindi, lo staking può essere effettuato solo con blockchain in Proof of Stake e non con quelle in Proof of Work. Questo spiega perché lo staking non è possibile sul Bitcoin, che, come detto, usa la PoW.


La domanda di questa settimana alla IA generativa, nella home page, è: is quantum computing a potential threat to cryptocurrencies?

La risposta di questa settimana è fornita da Google Bard.