

La torre si mangerà la piazza?
Questa settimana una ardita parafrasi in chiave crypto del pensiero di Niall Ferguson ne “La Piazza e la Torre”, la rilettura dell’intera storia del mondo occidentale in chiave di lotta fra le reti di relazioni orizzontali (la Piazza) e la gerarchia delle istituzioni (la Torre).
Le cryptovalute sono nate come espressione dello spirito libertario delal rete, della Piazza antagonista della Torre della big Finance delle banche, del Fondo Monetario Internazionale, del Trattato di Maastricht e compagnia cantante.
Il sogno dietro il Bitcoin e delle altre cryptovalute è quello di rendete disponibile a tutta la rete un mezzo di pagamento democratico, sganciato dalle grandi istituzioni finanziarie. Uno strumento che tuteli il valore nel tempo. E in effetti la blockchain del Bitcoin, una delle poche che ha come solo scopo il solo servizio di una cryptovaluta, si appoggia su circa 10.000 nodi decentrati con diversi milioni di wallet sparsi a livello mondiale. Questa è la piazza orizzontale della rete. Vediamo alla torre, la finanza, gerarchizzata nella struttura di istituzioni bancarie, regolatorie e di controllo statale. Una torre che, come ricordano i cryptofan, ha svalutato la moneta di riferimento di oltre il 95% in 50 anni.
Ora il punto è: la Torre sta cercando di cingere la Piazza in un abbraccio mortale? Proviamo ad esemplificare con tre situazioni, una di qua e due al di là dello stagno:
- gli Exchange di criptovalute sono stati inseriti fra i soggetti che rientrano nella normativa europea sulla resilienza delle istituzioni finanziarie DORA (Digital Operational Resilience Act – Regulation (EU) 2022/2554). Certo è un tema molto tecnico, sconosciuto ai più, ma che dà il senso della omologazione del mondo crypto nell’alveo della più ampia regolamentazione finanziaria. Il punto è che gli Exchange devono avere caratteristiche di robustezza e continuità di servizio rispetto ai disastri tipica delle banche. Beh, non è cosa da poco per un mondo che dieci anni fa non esisteva.
- La battaglia legale fra la SEC (l’equivalente della Consob negli USA) e Ripple Lab sulla natura di strumento finanziario (security) della cryptovaluta XRP. Al di là delle potenziali implicazioni sulle sorti del sistema di trasferimento internazionale SWIFT, già traballante sotto i primi colpi dei BRICS è comunque un tentativo di riportare il mondo cripto nei canoni della finanza tradizionale.
- L’approvazione del fondo di investimento ETF su bitcoin proposto da Blackrock (il più grande gestore patrimoniale al mondo, circa 10T di dollari, più o meno l’intera ricchezza dell’Italia). C’è un’attesa messianica su questa approvazione da parte SEC, per i supposti impatti stellari sulla quotazione del Bitcoin. Cosa vuol dire questo? Significa che chi vuole investire in Bitcoin non deve più necessariamente comprare Bitcoin, ma può anche solo comperare quote dell’ETF il quale a sua volta compra Bitcoin. Però così i Bitcoin rischiano di perdere la loro connotazione ideale di strumento di pagamento diffuso. Si dirà, ma anche per l’oro vale la stessa cosa, nessuno usa più l’oro per monetare e l’utilizzo industriale è limitato. Sì, vero, ma l’oro è in giro da 10000 anni, i Bitcoin da 12. In ogni caso, si tratta, di nuovo, di una finanziarizzazione di uno strumento nato invece come antagonista della finanza tradizionale.
Questi sono solo alcuni esempi, se ne potrebbero fare altri. La sostanza però è che la grande Finanza ha, dopo averlo snobbato e osteggiato, iniziato a subodorare il business delle crypto, assecondando l’adagio, crypto are here to stay. E come sempre capita, girato il vento si sgomita per arrivare a cogliere per primi l’attimo per installarsi nelle posizioni di testa.
La domanda di questa settimana alla IA generativa, nella home page riguarda l’ipotesi di assunzione del Bitcoin come moneta legale da parte della Argentina di Milei: Will Argentina make Bitcoin a legal tender?
La risposta di questa settimana è fornita da Google Bard.
