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Gli smart contract sono programmi informatici, tecnicamente degli script, che vivono su una blockchain e vengono eseguiti automaticamente quando vengono soddisfatte determinate condizioni definite in sede di progettazione.

Una specifica applicazione degli smart contract sono le NFT (Non-Fungible Token). Si tratta di contratti intelligenti sulla blockchain che definiscono univocamente proprietà, autenticità di un bene digitale come: immagini artistiche, brani musicali, collectibles, terreni virtuali).

Funzionano come contratti tradizionali, ma senza intermediari: una volta caricati sulla blockchain (tipicamente, Ethereum, Solana e poche altre), non possono essere modificati o fermati (e questo può rappresentare un problema sotto molti punti di vista). Sono trasparenti, immutabili e garantiscono fiducia grazie al codice.
Lo smart contract garantisce unicità, non replicabilità e trasferimento sicuro senza intermediari, permettendo anche eventuali royalty automatiche per i creatori.
Ma come fanno ad essere eseguiti? E qui emerge uno dei grandi aspetti del tutto ignorati dal grande pubblico.

Le blockchain, o almeno le blockchain più evolute, principalmente quelle di seconda generazione (ma non solo), non sono dei semplici registri ma sono dei sofisticati computer decentrati. Tecnicamente si definiscono Macchine Virtuali.

Una macchina virtuale blockchain (VM) è l’ambiente di esecuzione che fa funzionare gli smart contract su una blockchain. La più diffusa è l ’Ethereum Virtual Machine (EVM), cuore di Ethereum e di alcune reti compatibili (Polygon, BNB Chain, ecc.).

Altre, che si propongono di essere alternative ad Ethereum, soprattutto in chiave di superarne i notevoli limiti prestazionali sono Solana e Cardano (crypto ADA).

L’EVM agisce come un computer decentralizzato: esegue bytecode compilato (nei linguaggi Solidity o Vyper) in modo deterministico. L’elaborazione degli smart contract, ovviamente, non è gratuita, ma occorre pagare un fee, ovviamente nella cryptovaluta nativa della singola blockchain. Nel caso di Ethereum, Ether.

Le NFT (Non Fungible Tokens) sono le componenti del Metaverso tuttora meno noti. Eppure non sono da meno di blockchain e cryptovalute. Infatti, le altre due componenti rischierebbero di essere fini a se stesse senza essere completate da smart contract/NFT, gli oggetti scritti sulla blockchain e scambiati a fronte di cryptovalute.
Nell’immaginario collettivo il concetto di NFT ha risentito negativamente della diffusione di notizie di un’immagine di una scimmia annoiata (bored ape) scambiato, al valore di un attico a Central Park. Si è portati a pensare che le NFT siano solo buffe immagini scambiate fra eccentrici facoltosi. In effetti, le NFT sono ben di più!

Smart contract NFT

Concettualmente, le NFT si possono suddividere in due macro categorie, quelle che sono create con finalità interne a Metaverso e quelle, invece, che sono rappresentazioni di oggetti del mondo reale e che sfruttano principalmente le caratteristiche di sicurezza, trasparenza e disponibilità della blockchain, nonché di autonomia rispetto a piattaforme di terze parti.

Nel Metaverso:

  • un’immagine digitale
  • un accessorio per un gioco digitale (una maglia per un gioco di calcio, un spada etc.)
  • un oggetto digitale collezionabile (un’immagine)

Nel mondo reale, gli esempi riguardano soprattutto il mondo della contrattualistica che regola i rapporti economici: vendita d’immobili, auto, polizze assicurative etc..
In questi casi, la registrazione come NFT può essere interessante in quanto non necessiterebbe dell’accesso a piattaforme terze, configurando pertanto la disintermediazione rispetto ad esse. In altri termini, un contratto su blockchain come NFT non necessita di un notaio per essere validato. Una polizza assicurativa non necessita della piattaforma della compagnia per essere validata e liquidata al verificarsi dell’evento assicurato.